lunedì 20 febbraio 2017

Diario di bordo - Undicesima settimana di viaggio

Giorno di viaggio 71

16/8/16



Come volevasi dimostrare oggi dobbiamo lasciare la città per la minaccia di pioggia. 
Di mattina andiamo però prima a visitare a piedi il vicinissimo Monastero Gandantegchinlen, il più grande centro buddista della Mongolia, dove in una delle cappelle si eleva una statua di Buddha alta 26 metri. 
Visitiamo il bel complesso dagli interni decorati con vivacissimi colori ed assistiamo alle preghiere dei monaci che parlano velocissimo e tutti con lo stesso tono grave, tanto che le parole non si distinguono e sembra di ascoltare strumenti a fiato.
Al ritorno in albergo ovviamente piove e ci tocca aspettare che scarichi per lasciare la città, con una breve tappa in uno showroom di moto Ktm per comprare il ‘rarissimo’ olio motore da moto, introvabile fino ad oggi da quando facemmo ingresso in Mongolia. Teo ne aveva portato un po’ dalla Russia perché il Transalp stava ormai andando a miscela: 1 litro di olio ogni 1000 km. 
Erdene Somon
Fuori dalla città ci dirigiamo verso est ed incrociamo Erdene Somon, dov'è situato un monumento dedicato a Genghis Khan, poi le case tornano a diradarsi fino a scomparire per chilometri. 
Ritroviamo gli spazi ampi e deserti punteggiati ogni tanto da bestiame e gher. 
Non facciamo grandi distanze, dopo 150 km ci allontaniamo dall’asfalto per cercarci un posto dove campeggiare. 
E’ ancora chiaro ma siamo stanchi, alla fine non si è riposato un gran che in città (e sui letti di pietra), e tornare sull’asfalto monotono fa venir ancora più sonnolenza. 
Controlliamo la mappa, abbiamo deciso di entrare in Russia dalla parte più a est della Mongolia e avremo un migliaio di km da fare, un paio di giorni di asfalto ancora e forse potremo prendere qualche deviazione su terra per variare un po’.


Camping nel nulla

Giorno di viaggio 72

17/8/16

Monumento sciamano
Di notte ha piovuto e la mattina è freschetta. Partiamo con relativa calma per farci i nostri 300 km pensati per oggi cosicché potremo fare un po’ di sterrati l’indomani ma senza correre. Incontriamo un installazione sciamana particolarmente suggestiva che ricorda teste impalate su picche.
Chilometri di terrain ondulè (terreno ondulato)
Dopo il paese di Ondor Haan, dove ci fermiamo per un caffè pomeridiano, scopriamo che non c’è più asfalto e iniziamo a percorrere una pista semi-battuta ormai ridotta a un terrain-ondulè che ci fa saltellare in continuazione.
Bisogna andare a velocità sostenuta per non sentire i rimbalzi, ma ecco che in un normalissimo tratto del tipo percorso centomila volte accade il peggio: prendo una buca particolarmente profonda a velocità elevata (anche se a me non sembrava, ma dice Teo di avermi vista volare sopra la buca), atterro e sento la sella della moto impennarsi mentre il retro diventa molle.
Il telaio spezzato
Ci fermiamo subito e tiriamo via i bagagli per accedere agli attacchi della sella, con un brutto presentimento. Quando asportiamo i fianchetti già vediamo l’orrore…! Il telaio è spezzato di netto, in quattro punti, i due che reggono il codino e i due rinforzi che scaricano più in basso, in diagonale. 
Rimaniamo impietriti e ci guardiamo per un attimo basiti, mi passano varie emozioni per la testa: il timore che sia finita qui, l’incredulità, la rabbia. 
Torniamo razionali, c’è da pensare a come arrivare alla città più vicina. Andare avanti è impossibile, ci sono 200 km per il prossimo villaggio vero, dietro di noi ci sono 40 km per la cittadina di Ondor Haan ma siamo in un tratto dove non passano molte auto e a noi serve aiuto col trasporto. Teo inizia a legare assieme il codino alla moto con le cinghie. Se guidassi in piedi potrei arrivare in moto ma il problema sono i bagagli, Teo è troppo carico per prendersi anche i miei. 
La faccia della disperazione!

Proviamo un altro piano: Teo inizia una ricognizione di un paio di km di raggio per raggiungere le uniche gher in vista ma in un accampamento trova un carro non funzionante e in un altro trova un carro ma non il proprietario. Tornato indietro a mani vuote, pensiamo dapprima di nascondere i bagagli sotto terra e segnarci il punto GPS per ritrovarli in seguito così da poter andare in città con le moto leggere, poi pensiamo di fare campo e aspettare l’indomani sperando in qualche passaggio di auto, quand’ecco che sopraggiunge una motoretta con due abitanti locali che subito scendono per gesticolare attorno alla mia moto con suggerimenti ingegneristici. Tentiamo di spiegargli che ci occorre un mezzo per trasportare le cose o la moto e le cose ma scuotono la testa. Ci fanno dei gesti che interpretiamo come “vado a portare lui – indicando il passeggero – e torno” ma poi scompaiono senza tornare. 
Intanto io mi sfogo con pianti e moti di stizza, la colpa che pesa per aver fatto una cazzata che costa, prendendomela anche con Teo per i suoi “te l’avevo detto”, che ora mi suonano inopportuni e taglienti. Mentre asciugo il moccio arrivano due a cavallo, forse avvisati dai due in moto e capiamo dai gesti che è il proprietario del furgone della gher vicino, che poco prima era assente. Ci propone l’affare economico, ci porterebbe per 200.000T che sono 83 euro suppergiù. 
Il TTE sul furgone bestiame
Accettiamo, contando che sono 40 km avanti e indietro per lui, con quel mezzo che farà si e no 6 al litro, non sembra che per lui sia un grande affare mentre per noi è una bella salvezza. Stretta di mano e ripartono al galoppo. Torna dopo mezzoretta con un mezzo cigolante. 
Il "salvatore" mongolo nell'unica foto che sono riuscita a scattare
Carichiamo la moto con un asse, la fissiamo ai parapetti (è un carro bestiame) e via di nuovo a ritroso sulla pista percorsa poco prima. Teo ci segue in moto. Io tento la conversazione ma non è un tipo internazionale e non troviamo una lingua in comune, se non che mi mostra tutto felice di avere un account facebook così possiamo essere “amici virtuali”. Si fa buio in fretta e in quasi 2 ore arriviamo alla cittadina di Ondor Haan in tempo per trovare un’officina ancora aperta e parcheggiarci dentro le moto. 
Il nostro trasportatore ci aiuta a spiegare il problema e ci accordiamo per l’affitto della saldatrice per il giorno dopo. Per grande fortuna a venti metri dall’officina c’è un piccolo hotel. 

Paghiamo il nostro salvatore che riparte per chissà dove, dato che ormai è buio pesto e sulle piste è dura senza luce. 
Ci accorgiamo che in hotel non ci sono docce, il letto è un asse di legno con una fodera imbottita di paglia sopra, il cuscino è un sacchetto pieno di riso. Ci guardiamo sconsolati realizzando che i nostri materassini da campeggio sono chiusi con le moto in officina, come del resto le nostre scatolette di cibo che sarebbero state la nostra cena. Sono le 23.30 e i ristoranti sono chiusi, come i negozi. Il proprietario dell’hotel impietosito ci da del the e quattro fette di pane che ingurgitiamo prima di dormire.

Giorno di viaggio 73

18/8/16

Alle 7.30 siamo svegli, cerchiamo uno shop dove comprare qualcosa da mangiare, ma aprono alle 9. Troviamo giusto un fornaio che ci vende del pane all’uvetta. Alle 8.00 siamo di fronte all’officina ma sospettiamo sia troppo presto dato che i ragazzi ieri sera alle 23.30 erano ancora li a lavorare.. Dopo altri 40 minuti di attesa decidiamo di aspettare in hotel, di fatti prima delle 10.45 non compare nessuno ad aprire bottega. 


Una volta dentro si inizia con i lavori, carteggiata alla vernice intorno alle fratture del telaio, pulizia, ricerca di pezzi di ferro per costruire dei rinforzi che supportino la saldatura. 
Teo si mette all’opera con la saldatrice cinese, un inverter coi cavi tutti spelacchiati che basta inciamparci una volta per fargli fare un botto luminescente. In officina non hanno attrezzi decenti, non c’è un flessibile, né una mola, per tagliare i fazzoletti di rinforzo il proprietario deve uscire andando da qualche conoscente attrezzato, stando via oltre un ora. 

La saldatura di Teo
In corso d’opera come sempre si accerchiano persone tutte dispensanti consigli su come sarebbe meglio fare. Teo sopporta e prosegue, lo vogliono aiutare, concede al padrone di mettere qualche punto di saldatura qua e là, sembrava ci tenesse tanto. Nel pomeriggio il lavoro è fatto, ci diamo una mano di pittura per evitare la ruggine e si rimonta il tutto. Ringraziamo la famiglia che gestisce l’officina e torniamo in albergo, usciamo giusto per una spesuccia e poi ci godiamo una meritata birretta, Teo più che altro!
L’assenza della doccia si fa sentire ma ci tocca solo sognarla.
La famiglia che gestiva l'officina dove Teo ha saldato il telaio della mia moto.

Giorno di viaggio 74

19/8/16

Nonostante tutti i danni mi vuole ancora bene!
La mattinata vola via con la riorganizzazione dei bagagli. Abbiamo deciso di eliminare il mio bauletto perché troppo arretrato nella geometria della moto e a causa delle sollecitazioni probabilmente è stato partecipe della rottura del telaio, analizzando la modalità di frattura. 
Il contenuto va ridistribuito e devo legare le borse diversamente per fare scaricarne il peso più avanti possibile. 
Tipico "caffè" mongolo..



Alle11.00 siamo in sella ma affamatissimi ci fermiamo per un brunch così poi abbiamo tutto il pomeriggio libero per guidare. 
Lasciamo la città per la seconda volta, appena tocco la terra con le ruote scatta l’ansia, tengo un ritmo blando per limitare al minimo i colpi secchi sulle buche. 
Trotterellando sui 40 km orari maciniamo comunque oltre 200 km su piste tutto sommato scorrevoli ma in evidentemente stato di semi abbandono: l’erba se le stava rimangiando. 
Tanta sabbia in vari tratti ci ha fatto sbacchettare, sabbia fine e beige. Il paesaggio molto piatto e ancora meno abitato del solito era desolato. Si trovavano anche molte ossa di animali per strada, per lo più crani perfettamente ripuliti, uno di essi è venuto via con noi legato al mio parafango come macabro souvenir. Alle 20.00, stanchini, ci siamo fermati a campeggiare cenando con tonno e due cetriolini regalatici da uno dei proprietari dell’albergo. 
Ci è andata davvero bene con la moto e soprattutto a trovare persone che ci hanno ancora una volta aiutato così generosamente. Solo 300 ci separano dal confine Russo e poi usciremo da questa strana variegata avventura in Mongolia.


Giorno di viaggio 75

20/8/16

Tanto per cambiare la nostra notte in tenda è stata innaffiata da una lunga pioggia e al mattino il sole ha asciugato moto e tenda quanto bastava per ripartire asciutti. Ci siamo alzati desiderosi di una doccia essendo il quarto giorno senza e le salviette umide non fanno i miracoli dell’acqua corrente. 



Percorsi circa 140 km di piste tranquille nel nulla senza quasi incrociare altri veicoli, incontriamo una vera e propria cittadina dove ci fermiamo a pranzare in un ristorantino coreano. Finalmente mangiamo qualcosa di diverso da scatolette o pecora! Divoriamo dei piattoni che ci danno subito sonnolenza, io pollo al curry col riso e Teo straccetti di manzo con verdure piccanti. 
Pensiamo un po’ al da farsi e considerando che la dogana è chiusa nel weekend decidiamo di non strapazzarci coi chilometri per oggi e anzi approfittarne per cercare un alloggio con doccia in quanto questa è l’ultima città prima del confine, sulle mappe sono segnati solo piccoli villaggi e domani campeggeremo in zona di frontiera. Troviamo l’hotel East Palace e ci godiamo mezz’ora di acqua calda, doppio shampoo e doppio bagnoschiuma, una goduria. Il pomeriggio e la sera li passiamo in totale relax.
Hotel East Palace 40.000T (15 euro)

Giorno di viaggio 76

21/8/16

Lasciamo la cittadina di Choibalsan e ci rituffiamo nella steppa. Troviamo decine di crani di cavalli, mucche e capre lungo i bordi delle piste oltre che numerose bottiglie vuote di vodka, la piaga sociale di queste aree remote che inquina anche l’ambiente. 
Ci chiediamo come mai troviamo solo le teste degli animali e non le ossa del resto del corpo ma questo quesito non trova risposta, come del resto il quesito di come facciano a bere pura vodka sotto il sole e riuscire a guidare fuoristrada mantenendo la rotta. 
In tutto il giorno percorriamo 250 km in cui incrociamo solo due macchine e un furgone, provenienti dalla direzione opposta alla nostra. Penso che se il telaio si fosse rotto su questa tratta o sulla strada di ieri sarebbe stato un bel guaio e nessuno ci avrebbe visto.
 Poco prima del tramonto raggiungiamo Chulunkhoroot, il paese di confine. Non troviamo quasi anima viva se non un ubriacone che ci approccia biascicando parole incomprensibili e che viene trascinato via da una ragazzina esasperata. Decidiamo di campeggiare fuori dal borgo, lontani dalla vista delle case uscendo qualche km fuori pista. La sera ci avvolge senza nuvole, chissà se sarà una notte asciutta.

Giorno di viaggio 7722/8/16


Raccolte le nostre cose, incredibilmente asciutte, ci rechiamo al confine, dopo aver spero gli ultimi spiccioli mongoli in un piccolo shop alimentare. 
Dogana di ingresso in Russia
La dogana mongola di lascia passare in meno di venti minuti, ma alla frontiera russa ci chiedono di aspettare, c’è un camion Hiko e un pick-up in attesa di varcare e sono alle prese coi controlli, dopodiché ci siamo solo noi. 
Iniziamo a sbrigare le solite scartoffie che vengono come di consueto ricompilate in due uffici diversi. 
Ancora ci stupiamo dell’assenza di informatizzazione che renderebbe più semplici le cose. 

Ci stampano finalmente il timbro d’ingresso in Russia, ma poi c’è il controllo doganale, per la quale ci fanno ricompilare l’ennesima dichiarazione doganale. 
Ad un passo dalla fine l’impiegata dell’ufficio ci indica l’ora: inizia la loro pausa pranzo. Invece di farci uscire ci ritroviamo ad aspettare un ora perché i militari vadano e tornino. Alle 14.30 finalmente dopo l’esame delle nostre borse, riusciamo a tornare in terra russa sognando un borsch! 

Appena dentro cerchiamo un benzinaio ma nel villaggio vicino non ce ne sono ed il prossimo è a 100 km, ma ne abbiamo già 300 sul parziale e non siamo sicuri di farcela con la nostra autonomia. 
Ovunque andiamo troviamo gente disponibile ad aiutarci.
Chiedendo ai passanti, un uomo ci fa cenno di andare verso un camion cisterna parcheggiato e ci spilla 2 litri dal suo serbatoio. 
Con quelli guadagniamo una quarantina di chilometri per essere sicuri di far arrivare il Transalp, che tra le due moto beve di più, al prossimo benzinaio. 
Si riparte percorrendo 100 km di sterrato ed infine giungiamo al paesino di Barzya dove dopo aver fatto il pieno ci siamo fiondati su un bel borsch caldo e dal sapore familiare. Da Borzya abbiamo poi preso una deviazione che ci avrebbe accorciato l’arrivo sulla transiberiana, 200 km dopo. 
Ne abbiamo percorsi altri 100 e ci siamo accampati su una collina sotto un tramonto bellissimo.

Siamo di nuovo in Russia. Prossimo obbiettivo.. Giappone.


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