mercoledì 29 agosto 2018

Diario di bordo – Sedicesima settimana di viaggio

Giorno di viaggio 10620/9/16

La giornata più grigia del viaggio, dove si è fatto fatica a rimanere sereni a parte la chicca della visita al Museo della Honda, meta che Teo sognava da giorni. A causa del tifone (l’ennesimo), che ha colpito il sud del Giappone, generando piogge in tutte le isole, ci siamo beccati pioggia tutto il giorno, ogni ora, ogni minuto, dapprima stile “vaporizzatore” e poi sempre più forte. Altri 200 km e 4000 yen a testa di autostrada e poi siamo giunti a Motegi appena in tempo per poter visitare il museo un oretta e mezza prima che chiudesse. Io ho approfittato delle sedie a rotelle disponibili all’ingresso per girarmela dando tregua al mio piede sempre più malconcio.
Il museo ospita una vastissima collezione delle creazioni del famoso marchio, fin dai primi esperimenti di biciclette elettriche del sig. Honda fino alle celebri moto da corsa che hanno vinto i motomondiali. Un piano è anche dedicato alle auto da corsa della Formula 1. Forse l’unica pecca era che mancava tutta la produzione legata al mondo del fuoristrada, cross, enduro e rally a parte un Africa Twin.
Ci siamo rimessi in sella, sempre di corsa e sempre senza programmi, a volte un bene quando si ha la fortuna di incontrare circostanze favorevoli, ma stasera un male, perché alle 18.00 eravamo bagnati fradici e non si vedeva più nulla alla guida.
Inoltre non riuscivamo a trovare fisicamente l’unica guest house della zona che le mappe ci segnalavano ed era un po’ che brancolavamo letteralmente nel buio (buio piovoso). Entrati in un ristorante, ironicamente italiano – ma senza italiani, i presenti ci hanno gentilmente aiutato a trovare un’alternativa guidandoci precedendoci con la macchina in un hotel che era l’unico in zona a meno che non volessimo fare altre decine di km sotto l’acqua e al buio senza lampioni. Ci siamo sentiti un attimo male quando ci hanno chiesto 10.000 yen per dormire, ma eravamo davvero in emergenza, a parte il mio piede dolorante, eravamo infreddoliti e stanchi di una serie di giorni guidando senza sosta e spesso sotto l’acqua. Così abbiamo fatto un bel sorrisone e pollice su alle signore che ci avevano accompagnato e che erano in attesa della nostra sistemazione, che entra al primo posto della classifica degli alloggi più costosi della vita. Ci siamo messi comodi e abbiamo occupato ogni cm disponibile della stanza per stendere i nostri vestiti bagnati, fortuna che c’era un soppalco mansardato col condizionatore, che abbiamo messo al massimo per far asciugare tutto.


Giorno di viaggio 10721/9/16

Ripartiamo quasi asciutti verso sud alla volta del monte Fuji, dovremo usare ancora l’autostrada, prossima volta chiederemo a loro la sponsorizzazione! 
A onor del vero dovremmo chiederla anche ai convenience store.. i fantastici negozietti 24h in cui lasciamo sempre 15 euro al giorno tra colazioni e pause caffè mentre approfittiamo dell’internet gratuito e dei bagni (meravigliosamente puliti e tecnologici). E meno male che il caffè delle loro macchinette è buono!
Durante le pause di queste giornate intanto, abbiamo anche richiesto vari preventivi per la spedizione delle moto in Italia, perché il tempo inizia a stringere e vorremmo metterci via questo pensiero. 

Pausa Ramen
Si preannunciano ulteriori salassi.
Contattiamo anche Yoko per chiedergli dove si trovi ma è fuori città per la notte e rimandiamo di  vederci a domani. Intanto nel pomeriggio, dopo che eravamo riusciti a guidare asciutti fino alle 16.00 riprende a piovere e ci tocca abbandonare l’idea di campeggiare sul lago di Hakone. 
Pendici del monte Fuji..
Ripieghiamo prenotandoci all’Hakone Hostel 1914 durante un'altra pausa in un convenience store. Dietro di noi si notano le pendici del monte Fuji, la cui cima è nascosta dalle nuvole. Ma è comunque una grande emozione essere lì perché significa che ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati con le nostre moto in quel luogo sognato sulle fotografie.
Giungiamo all’ostello bagnati fradici gocciolando per tutto l’ingresso e cercando di toglierci quanto possiamo per non allagare tutta la hall. L’ostello è ricavato da un ex ufficio postale del 1900 ed altri viaggiatori si stanno rilassando nell’area comune, anch’essi bloccati dalla pioggia, ripiegano su cene riscaldate e giochi di carte. Noi siamo belli provati, dopo una bella doccia calda ci arrampichiamo a dormire nel letto matrimoniale a castello della stanza più strana trovata fin ora (a parte il dormitorio di massa!): è formata da 2 letti a castello matrimoniali in stile giapponese, quindi 8 posti totali.
Hakone Hostel 1914, Hakone, 5.400 yen (45 euro)


Giorno di viaggio 10822/9/16

Ci svegliamo col suono della pioggia che batte sui tetti degli edifici davanti, sugli alberi e sulle nostre moto parcheggiate sotto la finestra, che sembrano così indifese sotto la cascata d’acqua.. Non ci muoviamo fino alle 11, poi bardati di nuovo sotto chili di vestiti tra tuta moto e antipioggia, tentiamo la visita al MOA, Museum of Arts di Atame, a 30km, dove sono conservate le 36 versioni della vista del monte Fuji, tra cui la famosa “onda” di Hokusai, quadro che ormai da anni campeggia sul mio desktop del computer. Ironia, lo troviamo chiuso per lavori*.. (*quello che non sapevamo, e che scopriremo solo una volta tornati a casa, era che le opere del Museo erano nel frattempo a Milano per una gigantesca mostra sull’arte di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, che siamo poi riusciti a vedere praticamente a casa nostra…quando si dice “il destino”), non ci resta che scendere verso la riva del paese sul mare e consolarci con del sushi.
Troviamo un posticino gremito di giapponesi, lungo e stretto, senza fronzoli né scritte in inglese, ed entriamo. Di solito posti così ci sorprendono positivamente, lanciandoci nella prova di cose nuove. L’anziano chef sfiletta pesci e crea composizioni ordinate su vassoietti di legno. Ci godiamo un piatto di sashimi e un chirashi di pesce freschissimo assaporando l’atmosfera del luogo. Gli altri commensali ci chiedono da dove veniamo e a sentire i racconti emettono suoni divertentissimi di stupore come solo i giapponesi possono fare, noi distribuiamo i nostri biglietti da visita tra gli inchini di ringraziamento. Via telefono ci diamo appuntamento con Yoko alle 18.00 al Fuji Safari Park e ci arriviamo sotto altra pioggia. Yoko spunta sulla sua auto e coi suoi due cani, e ci porta al suo posto di lavoro dove deve chiudere prima di poter andare a casa. Il luogo è un campo infangato pieno di ruspe, ricevono camion carichi di terra che poi ammucchiano e livellano. Una volta chiusa la baracchetta/ufficio, andiamo a fare una piccola spesa e via verso la sua casetta..nuova.., la stavamo inaugurando con lui! Suo padre aveva trovato questa grande costruzione che era una casa con bottega di un ex-falegname e se la sono divisa per poterci abitare entrambi ma con privacy. A Yoko è andata la parte dell’atelier e del laboratorio. Proprio oggi ci portava dentro le sue prime cose, così lo abbiamo aiutato a scaricarle e abbiamo inaugurato la cucina, cucinandogli spaghetti con pomodoro e cipolla e brindando con birre. Fuori piove ancora..


Giorno di viaggio 10923/9/16

Yoko ci sveglia per la colazione, ci ha cucinato la miso soup con spaghettini, rice cake e verdure. Un po’ pesantina per noi di mattina!! Ma è buonissima e la finiamo veloci. Ci lascia a casa mentre lui andrà a lavoro avvisandoci che verranno i tecnici del gas, acqua e luce per attivargli il contatore. Torniamo a pisolare dopo aver aperto all’arrivo del tecnico ma veniamo svegliati poco dopo da una cascata dal soffitto! Mentre apriva la valvola dell’acqua l’aria nei tubi ha creato un esplosione.. così abbiamo asciugato tutto il legno che ricopriva ovviamente le pareti, il soffitto, il pavimento, e pure i manufatti abbandonati dal vecchio proprietario. Poi Teo si mette a cucinare pasta e fagioli per il pranzo, che Yoko ci avrebbe raggiunto per mangiare col padre e infatti i due si leccano i baffi. E’ il momento di rifare le valige e muoverci in direzione di Tokyo, la nostra ultima tappa in Giappone.. Attesa che la pioggia scemasse siamo ripartiti, lasciandoci alle spalle un Monte Fuji ancora avvolto in un cappotto di nuvole. Nel tragitto in autostrada vedo Teo accostarsi all’improvviso e sbracciarsi verso di me. Intuisco, mi fermo e mi giro in tempo per vedere il Monte Fuji che fa capolino dalle nuvole col suo testone piatto come una tavola. La visione dura pochi minuti ma riesco ad immortalarlo con la macchina fotografica e nelle mie emozioni.
Giungiamo a Tokyo dopo ben 4 ore per fare solo 140 km.. il traffico è orribile e l’autostrada e tangenziale non ci velocizzano essendo intasate in prossimità del centro urbano, anzi, inizia una rete di più piani di strade che si snoda e annoda facendo disorientare il nostro GPS che può solo identificare dove siamo in “orizzontale” ma non in “verticale”! Arrivati finalmente davanti al minuscolo hotel, su una via senza parcheggi, chiediamo informazioni per il posteggio ma la situazione è magra, non c’è uno spazio designato, neanche per le auto. Vaghiamo per il quartiere due o tre volte e siamo sul punto di mollare le moto in un angolo, il meno invadente possibile, ma rischiando comunque la multa, quand’ecco che ci approccia un ragazzo incuriosito. Il suo nome è Naoto e anche lui è un biker! Gentilissimo, si prodiga per trovarci un posteggio chiamando diversi amici nel quartiere. Per questa notte dovremo arrangiarci rischiando la multa, ma da domani e fino al giorno 26 (giorno in cui porteremo le moto al porto per la spedizione in Italia), possiamo lasciarle al posteggio del ristorante di un suo conoscente. Dato che questo posto è rinomato per la tempura, decidiamo di trovarci lì per pranzo l’indomani. Intanto scarichiamo i bagagli e facciamo il check in alla Flexistay Inn Higashi-Jujo, trovata su booking qualche giorno fa.


Giorno di viaggio 11024/9/16

Ci troviamo con Naoto nel punto dove avevamo parcheggiato le moto, anche lui ha portato la sua due ruote: una Shadow 400 lucidissima e con quella ci accompagna al ristorante. Ci racconta che in Giappone la patente si prende a seconda della cilindrata della moto che si deve guidare e che farla costa parecchio, per questo sono popolari le cilindrate basse, da 250 a 400, di cui alcuni modelli non sono neanche esportati dal Paese e non li avevamo mai visti, come il suo. Alle 11.30 ci siamo seduti al ristorante, invitati per primi per ricevere le totali attenzioni dello chef della Tempura Mr. Arakawa, che con maestria faceva su la pastella della tempura, tagliava verdure e pesci e, una volta impastellati, li friggeva un pezzo alla volta servendoci tutto caldo e appena fatto. Prima della tempura ci hanno portato un vassoio di sashimi freschissimo che ci ha mandato in visibilio. Naoto ci faceva da traduttore e oltre a raccontare la nostra solita storia, i ragazzi hanno chiacchierato di arti marziali in quanto Teo fa judo, Naoto karate e lo chef è maestro di aikido. Pagato il pranzo con uno sconto speciale (solo 1000 yen a testa, nemmeno 10 euro), abbiamo fatto una foto di gruppo e ci hanno accompagnato a parcheggiare le moto al coperto. Ora possiamo stare col cuore in pace fino a lunedì, non tanto  perché le moto sono al di fuori degli sguardi della gente, ma al di fuori degli sguardi della polizia che abbiamo visto multare perfino le biciclette parcheggiate fuori dagli appositi spazi, figuriamoci le moto! Nel pomeriggio facciamo un primo vero giro turistico a Tokyo, nel quartiere di Ueno, dove abbiamo passeggiato nonostante la pioggerella fastidiosa nel parco dei musei e nel quartierino dove ci sono tantissimi negozietti e ristorantini, tra cui un sushi bar pieno di gente che mangiava in solitaria. Abbiamo mangiato ottimi nigiri (polpette di riso allungate con sopra una fettina di pesce crudo) di tonno, salmone, orata, branzino, ventresca, che lo chef costruiva a raffica e con una mano sola faceva il riso mentre con l’altra metteva su il pesce.
Dopo cena, dato che era presto, siamo andati a fare due passi nel quartiere di Akihabara, pieno di locali di vario tipo, dai karaoke ai night club, ai cinema. Avendo mal di piedi abbiamo deciso di provare anche l’esperienza del cinema andando a vederci Suicide Squad, però in lingua originale. Riposati i piedi per un paio d’ore non ci siamo però accorti dell’ora, siamo riusciti a prendere uno dei due treni che ci portavano verso casa ma poi ci siamo ritrovati senza coincidenza e abbiamo dovuto farci 4 km..a piedi.


Giorno di viaggio 11125/9/16

Giornata da veri turisti, cominciata  con una passeggiata ad Asakusa, al tempio Sensoji e nel quartiere pieno di tempietti e bancarelle, molto ma molto turistico. Poi abbiamo proseguito nei giardini attorno al palazzo imperiale e dintorni, un quartiere di palazzoni moderni di vetro a contrasto con l’eleganza del giardino reale dagli alberi centenari.
Di sera ci siamo dati appuntamento con Naoto e il suo amico Mr. Yamamoto per una birretta nel quartiere del nostro hotel, dove vive anche lui: Higashi-Jujo. Abbiamo bevuto un paio di birre a testa accompagnate da stuzzichini di pollo e verdure (spendendo non si sa come 30 euro a testa), poi alla fine Naoto ha voluto farci provare del riso al the verde, che a quanto pare serve per assorbire i fumi dell’alcool e consentirti di tornare a casa sulle tue gambe. Oggi a letto relativamente presto perché domani abbiamo l’appuntamento al porto per la consegna delle moto.


Giorno di viaggio 11226/9/16

La sveglia suona alle 5.30, portiamo con noi le cose che non ci servono più per spedirle assieme alle moto, come abbigliamento motociclistico, robe del campeggio e vestiti in eccesso, tanto a Tokyo fa ancora molto caldo e umido, ci bastano quattro cose estive da tenere per gli ultimi giorni.
In poco più di un ora giungiamo senza troppo traffico a Yokohama, porto a sud di Tokyo.

La sfortuna colpisce ancora e Teo fora la gomma posteriore a meno di 3km dalla nostra destinazione, così si perdono 2 ore, sotto un sole inaspettato, per la riparazione. Ma infine ce la facciamo, entriamo nel cortile dello spedizioniere indicatoci dal nostro agente. Ci spiegano brevemente di staccare borse, cose che sporgono come specchietti e cupolini, e i contatti della batteria. Inscatoliamo i nostri bagagli, consegniamo i documenti e alle 11.00 salutiamo le nostre fidate cavalcature metalliche per l’ultima volta. Fa strano lasciarle e tornare a Tokyo in treno. Sentiamo entrambi che il viaggio nella sua accezione più vera è terminato. Ora siamo comuni “turisti” e ci sentiamo meno “viaggiatori”. Torniamo in albergo intorno alle 15.00 e ci buttiamo sul letto per un pisolino ma le sveglie non le sentiamo e riprendiamo conoscenza alle 17.30, rintontiti, anche se ci voleva. Alla sera facciamo un giro a Roppongi, un quartiere popolare per la sua vita notturna, anche qui ci sono ristoranti, bar e night club, tutto un po’ troppo chic per i nostri gusti ed abitudini spartane. Tuttavia, luci, lucette, palazzoni ed insegne rendono la città molto particolare di notte. E’ anche questa un esperienza. Rimanendo a tema esperienze, è già diversi giorni che notiamo molta gente ubriaca la sera. Barcollante per strada o dormiente in metro con bocche spalancate e cartelle da lavoro sparse sul pavimento.