giovedì 8 settembre 2016

Diario di bordo - Nona settimana di viaggio

Giorno di viaggio 57
2/8/16

Il risveglio è drammatico per via dei postumi, soprattutto per Teo. Dopo un tentativo di colazione finito nel gabinetto, torniamo a fatica verso il motoclub Wild River dove abbiamo lasciato tutto senza tornare per la notte. Sono le 12.30 ed è chiaro che una partenza pomeridiana è ormai impossibile visto l'hangover di Teo, che si rifugia nel letto in preda a un martello pneumatico in testa.
Io ne approfitto per fare un po' di manutenzioni varie: ricucire bottoni e strappi vari, riparare cose, lavare due vestiti nel lavandino e poi esco per una passeggiata in solitaria. Al mio ritorno Teo è tornato in piedi e programmiamo assieme il tragitto dei prossimi giorni: attraverseremo la regione Altai fino alla Mongolia in circa 2-3 giorni. Una volta in Mongolia cambieremo le gomme acquistate e via per gli sterrati.
Il Wildriver Motorcycle Club a Novosibirsk
Wild River club: 3 notti 2.500 rubli (ca 35 euro)

Giorno di viaggio 58
3/8/16

Ingresso nella regione degli Altai
Un bel cielo limpido e una temperatura mite ci accompagnano fuori da Novosibirsk. In questa città, che non era nemmeno nel programma iniziale del viaggio, abbiamo trascorso più giorni che in qualunque altro posto..! E inoltre siamo ufficialmente al giro di boa: a metà del viaggio, lasciati gli "Stan" alle spalle ci aspetta l'estremo oriente!

 Nei 450km di oggi, conclusi nella cittadina di Gordo Altayski ho riflettuto molto sulle prime vere considerazioni di questo viaggio, iniziando a tessere un filo di pensieri e ragionamenti più a freddo guardando indietro alle scorse settimane.
Sapevo che fossero punti da sviluppare in seguito, ma mi sono messa quasi per gioco a farne un elenco:
- Il viaggio lo sto facendo anche all'interno di me stessa, confrontandomi coi mondi che vedo e che non solo attraverso ma mi attraversano.
- Chi sei, quello che sei, viene con te in viaggio. Non è che perchè sei in una "missione epica" diventi più bello, più forte, più figo, più avventuriero. I limiti e le debolezze tendono ad amplificarsi fuori dalla "comfort zone".

- Si re-impara ad imparare perchè se non ti lasci permeare dalle cose ti scivolano via di dosso. Inoltre bisogna mandare giù l'orgoglio e la paura delle sconfitte. Questa è una parte del viaggio che al di là della mera cronaca rimane privata: un vero "viaggio interiore".

- Viaggiare in coppia è una cosa bellissima e difficile allo stesso tempo. Come del resto nella vita, le litigate, le discussioni, le situazioni di disagio 'fuori dalla zona comfort' non mancano, ma ci sono quei "wow" esclamati all'unisono, quello scambiarsi emozioni personali sulla stessa cosa, ognuno dalla propria moto ma nello stesso viaggio, nella stessa direzione.

Come dice Teo "uno è poco e due son troppi". E ha ragione, perchè stare 24h su 24 con sè stessi, o in due, ha i sui pro e contro.
Ma quel bene che ti lega, nel sudore, nel fango, sui 4000mt e davanti ad ogni orizzonte nuovo, fa del viaggio un esperienza ancora più importante e indimenticabile e soprattutto condivisa, che è il motivo per cui non lo facciamo da soli.
Inoltre superare assieme tutte le difficoltà che arrivano consolidano ancora di più il legame che viene messo alla prova in situazioni 'estreme'.


- Ci sono altre mille cose da dire sulla natura, sugli uomini di nazioni diverse ma dall'umanità "internazionale", sulla nostra libertà e le loro tradizioni radicate, a tratti limitanti, di altri paesi. Sulla spiritualità così antica e ancora presente in molti luoghi, sulle lingue dei popoli che ci dividono e i gesti universali che ci fanno comprendere comunque. Sul cibo, sulle moto, sulle mie foto prive di persone perchè nel godermi gli incontri non penso alla macchina fotografica (e mi sto forzando di ricordarmelo d'ora in poi).
Sui miei racconti che omettono le imprecazioni, i pianti e i bisticci, non perchè voglio far sembrare tutto più bello, ma perchè alla fine della giornata quello che mi ricordo sono le emozioni positive raccolte, i colori, le battaglie superate insieme. Ci sono anche quelle nel mio viaggio: le cadute, gli acciacchi, gli scusa detti a fatica ma che creano sorrisi senza rancori.

Spero che dopo questo viaggio saprò far tesoro di come ho imparato a rialzarmi, a rifare da capo, a saper chiedere aiuto anche se vorrei far da sola, a sapermi infiammare meno col mio carattere non facile. E spero di aver lasciato qualcosa di positivo nelle persone incontrate come loro hanno fatto con me.
Sono solo propositi lo so, perchè quello che sei, e che è venuto con te in viaggio, tornerà a casa con te. Ma sarà più consapevole, più arricchito e ispirato dagli incontri, dalle esperienze e dalla bellezza del mondo.
C'è ancora molto da ragionare e riflettere, il viaggio non è certo finito.
A sera alloggiamo alla Locanda Tihiy Dvorik, Gordo Altayski, 800 rubli.

Giorno di viaggio 59
4/8/16

In programma oggi l'attraversamento degli Altai per portarci più vicino possibile al confine con la Mongolia.
400 km circa che speravamo tanto di fare col bel tempo ed invece di nuovo nuvole, di nuovo pioggia; ma non quella battente che scarica e basta, quella fine fine e bastarda che se sei senza antipioggia ti bagna, e se te lo metto fai la sauna dal caldo.

I paesaggi perlomeno erano molto belli, con una vegetazione alpina di conifere, sottobosco e manto erboso. Tante le montagne e le curve, che hanno reso il percorso divertente e non monotono.

Abbiamo incontrato una coppia in moto che ha voluto scambiare due parole e un gruppo di enduristi russi pieni di fango che scendevano felici da un giro tra le montagne.


Nel tardo pomeriggio un bell'arcobaleno ci ha "seguito" per oltre 10 minuti di tragitto, mentre giocavamo a cercare il punto dove esso iniziasse.
Poi abbiamo raggiunto il villaggio di Aktash dove abbiamo preso alloggio in una guesthouse gestita da una simpatica coppia di anziani, che era la loro casa, per 1100 rubli.
A sera abbiamo fatto provviste in un supermercatino per prepararci all'attraversamento frontiera del giorno dopo che ci hanno descritto come lunghissima.



Giorno di viaggio 60
5/8/16

Oggi sono esattamente due mesi che siamo in viaggio!
Il sole splende sicchè è piacevole guidare e il paesaggio dà il meglio dei suoi colori, coi suoi verdi brillanti, i profili delle montagne nitidi contro il cielo e i fiumi che scorrono luccicanti.

Facciamo un paio di pause per un caffè e ben due colazioni (non ci facciamo mancare nulla, ma qui costa così poco..!), poi ci ritroviamo a Tashanta, la città del confine di uscita dalla Russia, dove ci mettiamo in fondo alla coda dei veicoli in attesa dei controlli.

I pronostici non sono proprio il massimo: abbiamo una quindicina di auto davanti e quelle in testa sono lì dalle 9 del mattino, solo che ora sono le 12.
Apprendiamo inoltre che il confine chiude alle 18 e che nel weekend non è aperto, oggi è ovviamente venerdì. Per fortuna però, in solo un oretta e mezza, avanzando lentamente ma costantemente, varchiamo il cancello e sbrighiamo le formalità russe senza intoppi (ma comunque perdendo 2 ore in code).
Il vero delirio avviene all'ingresso in Mongolia, dove veniamo risucchiati in un groviglio di moduli incomprensibili, doppie e triple registrazioni con pause del personale, che si ferma a caso, nel mezzo della pratica, per mangiare i cioccolatini portati da una collega oppure per guardare il cellulare.
Ne usciamo ben 4 ore dopo, appena in tempo per la chiusura della dogana, consapevoli di aver appreso come mai usiamo l'espressione "mongolo" per dire a qualcuno che è 'scemo': le facce del personale, la loro incompetenza e totale confusione ce lo hanno reso immagine!

La Mongolia ci ha accolto con un meraviglioso paesaggio verdeggiante e collinare, col cielo blu profondo che ci ha rilassato gli occhi. Nel frattempo stavamo all'erta per dei sentiti racconti di amici viaggiatori nostri predecessori che ammonivano sulla presenza di ladri nel tratto che va dal confine ovest alla città di Olgi. Di fatti abbiamo evitato di fermarci anche quando alcune persone a bordo strada con motorette ci invitavano a fermarci con i gesti, sembrando che volessero aiuto.

Qualche chilometro più avanti, pensando di aver trovato un angolo più tranquillo senza avvistamenti di persone a bordostrada, ci siamo fermati a scattare una foto ma ecco che sono arrivate a tutta birra due tizi in moto, che, avvicinatisi, senza salutare nè niente, si sono messi a guardarci i cruscotti delle moto con l'evidente intento di saggiare i nostri averi come gps e altri dispositivi. Siamo ripartiti subito svelti ripromettendoci di non femare più le ruote fino a Olgi, dove avremmo pernottato.

Eravamo sulla strada ormai a pochi km dalla città, che già vedevamo avvicinarsi all'orizzonte, quando un auto ci ha impedito un sorpasso piazzandosi in mezzo alla strada e rallentando. La cosa puzzava, abbiamo rallentato e poi tentato un nuovo sorpasso più veloce, ma ecco che vediamo spuntare da un finestrino la canna di un fucile! Preso un grande spavento, parlandoci nelle ricetrasmittenti del casco, abbiamo deciso di rallentare di colpo, e vedendo che la macchina proseguiva la sua corsa lenta, in una frazione di secondo ci siamo messi a scappare fuoristrada, nei campi. Da lontano abbiamo visto l'auto fermarsi e due uomini scendere e fare qualche passo verso di noi, ma eravamo già lontani. Ci siamo fermati dalla fuga solo quando abbiamo visto l'auto proseguire sulla strada asfaltata diretta in città, e abbiamo atteso diversi minuti che un'altra auto, sperando fosse di turisti, sopraggiungesse per poterci accodare e seguirla fin dentro la città, dove saremmo stati al sicuro.
Fermatici a un benzinaio per cercare con calma sulla mappa un hotel, ci ha avvicinato un vecchio proponendoci la sua guest house, ma non ci convinceva e poi volevamo stare in centro e trovare un luogo dove rinchiudere le moto di notte.
Più avanti ancora abbiamo cercato un bancomat per rifornirci di valuta mongola, ma li abbiamo trovati tutti non funzionanti, forse per colpa dell'ora dato che erano ormai le 22:00 (avevamo passato in un colpo due ore di fuso orario in avanti).
Davanti al bancomat facciamo per ripartire quando intravediamo la stessa macchina che aveva tentato di fermarci prima! Ci siamo allontanati sperando che non ci avessero visto e ci siamo subito diretti all'hotel segnato sulle mappe. Giunti lì abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi croati in vacanza e gli abbiamo raccontato l'accaduto, loro ci hanno raccomandato il Blue Wolf Gher Camp dove avremmo avuto le moto le moto al sicuro e un posto per la notte. Dato che si stavano dirigendo proprio lì li abbiamo seguiti e finalmente ci siamo sentiti tranquilli.

Raccontando gli avvenimento al proprietario però, ci ha detto che al confine vivono molti kazachi e alcuni di loro non hanno proprio ottime reputazioni ma ci ha fatto capire che la polizia purtroppo non è di grande aiuto, tuttavia ci ha detto di non preoccuparci perchè da Olgi in poi la situazione sarebbe stata tranquilla. Io voglio continuare a credere che quell'arma fosse stata solo per spaventarci e che ci è andata bene così.

Di sera, essendo un po' pensierosi sull'accaduto abbiamo cercato online eventuali altri episodi di questo tipo, e siamo incappati in diversi racconti di altri viaggiatori riguardo questa area particolare, alcuni sono stati anche derubati, sia per strada che addirittuta dentro le case in cui erano stati invitati, ma tutti confermavano che dopo Olgi la situazione era normale. Speravo che questo episodio non avrebbe generato troppi pregiudizi nei confronti della popolazione mongola, a discapito di eventuali incontri che in altri Paesi sono stati molto belli, però certamente ci ha fatto capire che dovremo tenere i livelli di prudenza oltre il massimo.
Blue Wolf Gher Camp, pagato in rubli perchè eravamo senza soldi mongoli, 1350 a notte.

Giorno di viaggio 61
6/8/16

Stamattina come prima cosa siamo andati in un officina per cambiare le gomme con quelle che ci eravamo portati da Novosibirsk.
Il lavoro è avvenuto sotto diverse paia di occhi curiosi che scrutavano Matteo all'opera, mani che toccavano gli attrezzi che ci eravamo portati e bocche che scaracchiavano ripetutamente alle nostre spalle come se niente fosse (una disgustosa abitudine che coinvolge dai giovani agli anziani).

Il lavoro si è protratto fino alle 16:00 cambiando 3 gomme: anteriore e posteriore di Teo, posteriore mia, con una pinzata sfortunata che ha forato una delle camere d'aria, e ho potuto dare il mio piccolo contributo riparandola (qualcosa so fare anche io). Data l'ora abbiamo deciso di fermarci un altra notte a Olgi.

Dopo una doccia e un pranzo al punto ristoro del Blue Wolf Camp, dove ci hanno servito tutt'altro che i piatti ordinati (e notare che avevano un menu in inglese su cui abbiamo indicato col dito cosa volevamo), abbiamo fatto un giro a piedi per andare a prelevare e fare due provviste per eventuali serate in tenda e pranzi on the road.
Abbiamo trovato nel tragitto una caserma dei pompieri che ha acceso la curiosità di Teo, quindi siamo andati a visitarla mettendo a confronto i due mondi di vigili del fuoco, con l'aiuto di google translator e l'universale linguaggio dei gesti.
Un bel tramonto ha chiuso la giornata, domani lasciamo questa zona di confine per avventurarci nel cuore della Mongolia.

Giorno di viaggio 62
7/8/16


Appena svegli il cielo era un po' coperto, ma finita la colazione si era aperto mostrando il suo blu vivido e alimentando il nostro entusiasmo. Pieno di benzina e via verso la Southern Route direzione Khovd, 250 km di cui i primi 60 su asfalto e poi pista. 


Ci siamo divertiti sui numerosi percorsi intrecciati che si snodano tra immense praterie confinate da colline e montagne, in un clima perfetto soleggiato, asciutto e con un venticello fresco che non ti faceva sudare troppo.



Intorno a mezzogiorno abbiamo incrociato una piccola costruzione con un insegna di ristorante, gremita di turisti appena scesi da un pullman, ma a noi hanno rifiutato di servire del cibo, scuotendo la testa senza spiegazioni.

Vedevamo tutti mangiare e increduli siamo dovuti uscire a mani vuote, anzi, a pance vuote, mettendoci in disparte a mangiare scatolette che per fortuna ci eravamo portati dietro! Era l'unico bar incontrato in 200 km..

Abbiamo anche affrontato un guado, uno in particolare più profondo degli altri, finito in maniera comica. Inizialmente vedendo la corrente dell'acqua abbiamo deciso di sondarne la profondità attraversandolo a piedi, poi poco dopo abbiamo visto un auto fuoristrada attraversarlo confermando la traiettoia che intendevamo fare.

Si lancia prima Teo, a metà però apre troppo il gas e con uno svirgolamento finisce troppo a sinistra, dove la riva formava un gradino prima di finire l'acqua, cascando sull'asciutto ma con le ruote ancora in acqua.

Parto dunque io, perchè per aiutarlo conveniva portarmi già la moto dall'altra parte. Metto in prima, parto tranquilla con gas costante per non fare la stessa fine, ma la corrente è forte e il mio gas non basta. Prima che possa accelerare mi si spegne la moto a 3/4 del guado! Casco a destra mettendo a mollo mezza moto (per fortuna spenta), Teo arriva e la spingiamo fuori in folle, mancava solo un metro e mezzo mannaggia!





Intanto che la mia povera asciuga, tolto il filtro dell'aria che era solo umido non avendo aspirato acqua, ci mettiamo al lavoro per tirare fuori il Transalp, girato verso la sponda alta anzichè il punto di guado basso. Scaviamo dunque la sponda togliendo lo spigolo del gradino, in modo che la moto potesse uscirne senza doverla girare in altri modi, e dopo un tanto spingere e sgasare ne è venuta fuori.

Poi ci siamo fermati mezzoretta a far asciugare calzini, vestiti e stivali, e sondare eventuali danni.
Il mio TTE tossicchiando è ripartito, ho solo imbarcato acqua nella borsa della macchina fotografica per fortuna solo nel compartimento di caricatori e batterie, che abbiamo messo ad aciugare al venticello, che ha asciugato tutto, vestiti compresi, in una ventina di minuti.

Nonostante l'asciugatura il TTE si spegneva a dare il gas, quindi l'abbiamo tenuto un po' su di giri finchè ha sputato una nuvolata nera e ha ricominciato a funzionare normalmente.
Ci siamo poi fatti gli ultimi 50 km su pista molto sabbiosa dove ho dovuto combattere la fifa imparando a tenere una velocità sostenuta per "galleggiare" sulla sabbia. Anche se avevo provato la guida sulla sabbia in Tunisia, non ero abituata a fare decine di km di fila, percorrere tratti così richiede una concentrazione costante per evitare scivolate.


Giunti infine a Khovd abbiamo scelto un hotel perchè eravamo a corto di batterie nei nostri dispositivi e ci serviva caricare tutto il nostro equipaggiamento elettronico così da poter campeggiare nei prossimi giorni, con autonomia di macchina fotografica, action cam, telefoni etc. non sembra ma c'è da starci dietro parecchio!


Abbiamo poi cercato un posto dove mangiare dato che a pranzo si era mangiato solo cibo in scatola, e ne abbiamo trovati vari, tutti collegati a dei karaoke-pub, si vede che qui amano il karaoke, essendocene uno ogni 10 metri. Abbiamo scelto quello più sobrio, senza tappezzerie zebrate e divanetti leopardati, come vedevamo dalle finestre, e ci siamo mangiati un piatto tirato a caso nel menu incomprensibile, tanto era il solito riso con carne. Intanto ci siamo guardati le olimpiadi perchè qui in Mongolia amano il judo e hanno dato in onda tutta sera quello, per la felicità di Teo che lo pratica da anni e mi ha fatto tutta la telecronaca in italiano.
Hotel Urguu 45.000 th (ca 20 euro, con colazione)

Giorno di viaggio 63
8/8/16

Prima di rimetterci in strada siamo andati a procurarci una sim card locale e cercato di cambiare degli euro o prelevare alla banca. Siamo solo riusciti a fare la sim, perdendo un ora e mezza nell'affollato (perchè unico) negozio di telefonia del paese, poi ci siamo rimessi sulla southern road senza particolari piani se non quello di guidare fino circa le 20:00 e poi campeggiare.


La strada era a tratti asfaltata e a tratti piste che correvano parallele o quasi all'"autostrada" di asfalto in costruzione. Abbiamo fatto una breve sosta intorno a quello che pensavamo fosse un lago (sulle mappe) ed era invece un acquitrino fangoso pieno di zanzare!

Nel pomeriggio abbiamo superato due auto dall'aspetto familiare: due Fiat! Una Panda e una Uno, la prima appartenente al gruppo "Mongol Rally", un rally a scopo benefico che attrae partecipanti da tutta Europa e che ingrassa anche le tasche dell'organizzazione inglese suo ideatrice.
Gli altri, quelli della Uno, erano invece simpaticamente 'abusivi': avevano tratto parte del nome e del logo del famoso rally, ma ribattezzandosi "MongolOne", personalizzazione molto italiana ma da leggersi anche in english version.

Ovviamente è scattata la chiacchierata coi connazionali e dato che iniziava a farsi tardi ci si è proposto di fare una tendata collettiva in un punto imprecisato da lì a un ora di guida ancora, per macinare quache km in più.
Così si è fatto, poi, montato il campo su un altura al riparo da occhi indiscreti, ci siamo scatenati con le chiacchiere e i rispettivi racconti di avventura.

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