mercoledì 22 giugno 2016

Diario di bordo - Seconda settimana di viaggio

Giorno di viaggio 9
13/6/16

La sveglia è suonata e l'abbiamo ignorata quanto bastava per farci partire alle 10:00. I chilometri sono scorsi lenti mentre i pensieri li superavano veloci. Stavamo abbandonando l'ultima grande capitale del continente Europeo per iniziare la parte più attesa del viaggio: l'Asia.
Ho attraversato in lunghe immaginazioni le nazioni che ancora ci attandevano. Chissà come sarà tutto... come quando si crede di aver sognato per ore ed invece sono passati solo pochi minuti, mi ridesto dai pensieri con solo 150 km in più sul contachilometri, oggi non sta passando più. Strada dritta, benzinai, alberi a muro a destra e sinistra e tanti, troppi camion puzzolenti. Sosta caffè, sosta benzina, un po' di noia, alle 14:00 ci fermiamo per pranzo in un motel-ristorante attirati dal fatto che ci fossero davanti molte machine. Entriamo per trovare una numerosa ma poco chiassosa famiglia parcheggiata intorno a due lunghe tavolate. Ci stupisce il vociferare molto basso, mica come in Italia dove 5-6 persone fanno caciara per 10. Dopo uno scambio di gesti con l'oste paghiamo 800 rubli per pranzo a sorpresa per due. Ci portano zuppa di bietole e carne (brotch, quella buona che ci aveva servito anche Kristina) e spezzatino su letto di purè di patate. Ci è andata bene. Gonfi e sonnolenti per il cibo fin troppo abbondante ci rimettiamo in moto per altri 150 km circa poi cediamo alla stanchezza e noia e ci appostiamo in un motel discreto e super economico a Zarechye. Per fortuna non dobbiamo più fare grosse tirate in moto. Abbiamo stimato sui 300 km al giorno per arrivare in Uzbekistan intorno al 25 giugno. Il visto ci scade il 1 luglio, è quello più breve che abbiamo ma daltronde siamo partiti con qualche giorno di ritardo, ci adattiamo alle circostanze. Direzione Samara, ultima città prima del confine e poi si entra in Kazakhstan, riscendendo verso sud. Infatto oggi faceva più caldo, chissà se è per quello.
Camera per due 1200 rubli (ca 17 euro)

Giorno di viaggio 10
14/6/16

Oggi note veloci, ho usato tutto il tempo in cui di solito scrivo il diario per poter pubblicare il blog. Abbiamo percorso circa 350 km in direzione Samara, pranzato con borsch (ormai siamo affezionati) e ravioloni lungo la strada, visti troppo incidenti, sventato alcuni. Le strade sono un cimitero: su ogni lato fiori e lapidi commemorative. Camionisti pazzi e gente contromano sempre. Se c'è una colonna e tu stai procedendo nel lato libero, aspettati di schivare le macchine dei furbi che volendo saltare la fila iniziano a percorrere la tua corsia come se fosse la loro. Peccato ci siano solo due carreggiate. A sera siamo giunti a Gorodishchenskiy Rayon dove abbiamo affittato una stanzetta da 1000 rubli da tre simpatiche signore che gestiscono una struttura 24h su 24. Cenetta e qualche ora per scrivere il blog. Giornata tutto sommato easy.
Note: anche se fai notare alle persone che tu non parli nè capisci il russo, tutti vanno avanti come se ti stessero infondendo il potere della comprensione, e si "arrabbiano" se permani perplesso. Doh..

Giorno di viaggio 11
15/6/16

Caldo, polvere tutto il giorno, trovare un bancomat è un miraggio. Ho perso il conto dei chilometri, tutta la solita statale, solo il paesaggio inizia a cambiare: ci sono meno alberi e più spazi aperti e sempre più secchi. Prenotiamo, durante una sosta al benzinaio, una guest house per quando entreremo a Samara, che si rivela molto carina nonostante la puzza di uovo marcio dei suoi impianti idrici (qui non c'è una buona rete idrica, scavano e si servono dalle linee d'acqua naturali sotterranee), comunque zolfo o non zolfo almeno ti puoi lavare. La struttura è tutta di legno e sa di rustico, non da ultimo ha il parcheggio interno. Troviamo un centro commerciale nei paraggi dove finalmente prelevare e ne approfittiamo per procurarci una cena a base di salmone affumicato made in Russia e quello che credevamo fosse caviale invece erano uova di lompo. Notte caldissima e sudosa.
Guest House Izba, 950 rubli (13 euro)

Giorno di viaggio 12
16/6/16

Questa è una giornata iniziata in un modo e finita in un altro. Lasciamo l'hotel di legno e i suoi solforosi sanitari per rituffarci nell'afa polverosa della città di Samara, venendo spinti dal navigatore attraverso le vie del centro, dal traffico caotico e pericoloso. Le auto sfrecciano zigzagando per tentare di evitare le numerose buche voraginose nell'asfalto. Sorpassarli è una scommessa con il destino perchè non sai se da un momento all'altro sterzeranno a tutta birra per evitare un cratere. Sudati e impolverati imprechiamo a turno negli altoparlanti delle nostre radio nel casco, fino a che ci lasciamo finalmente alle spalle la rovente città.
Neanche 20 km fuori la moto di Teo lancia nuovamente i suoi segnali di imminente spegnimento, problema che ha iniziato a dare già da qualche giorno. Teo ha spiegazioni più esaustive in merito, ma il problema sembra avere a che fare con la pompa di benzina che riempie un piccolo serbatoio a caduta prelevando il liquido dal serbatoio posteriore da 20 lt che ha costruito. Ci fermiamo ovviamente sotto il sole e Teo decide che è il momento di bypassare il serbatoio a caduta e pompare direttamente nel carburatore, poi la toglie la pompa per un esame e la trova sporca di truciolini, avrebbe dovuto metterci un pre-filtro. Convinto che quello fosse il problema sostituisce la tubatura, la pompa con quella di riserva, ripartiamo ma dopo 20 km siamo di nuovo fermi. Ci fermiamo al primo benzinaio per un paio d'ore a rifare i lavori. Nell'occasione pranziamo e studiamo il da farsi col percorso della giornata: tenteremo ugualmente il passaggio di frontiera, sperando di trovarla aperta anche nel tardo pomeriggio. Sono già le 16:00 ma se prenotassimo un motel nella prima città dopo il confine che dista meno di 100 km dalla dogana, potremmo star tranquilli di avere perlomeno già un posto dove stare anche se imbrunisce. Ripartiamo alle 16:30 e ogni 20 km tocca fermarsi a far ripartire la moto, almeno alcune volte il posto è fotografabile così anche io ho qualcosa da fare. La regolarità del problema fa percepire a Teo che non è una questione di pompa difettosa, ne ha già cambiate due, piuttosto sembra che la pompa meccanica che monta non abbia abbastanza spinta per andare a riempire il serbatoio a caduta, infatti ogni volta che si svuota sono passati 20 km, l'autonomia precisa dei litri del serbatoietto. Domani toccherà cercare una pompa elettrica. Siamo 3 ore di fuso orario avanti rispetto all'Italia e iniziamo a notare che il sole tramonta prima del previsto, 21:00 anzichè le 22:00 dell'Europa dell'est-Russia occidentale.
Giungiamo in dogana verso le 19:00 e ne usciamo molto più semplicemente che in Russia ma lo stesso perdendo una buona ora e mezza, tra le occhiate e risatine dei presenti che si chiedono da dove proveniamo con le uniche moto in circolazione. L'ingresso in Kazakhstan ci concede un momento molto suggestivo, il sole arrossava il cielo e una vasta pianura si stagliava all'orizzonte e tutto intorno a noi senza interrruzione. Una raffigurazione dell'espressione 'a perdita d'occhio', orizzonte fuso con l'inizio del cielo. I campi e i prati avevano l'aspetto del velluto e si coloravano via via coi bassi raggi dell'ultimo sole che si spegneva nello specchietto retrovisore. Ci siamo poi fermati in un benzinaio a far rifornimento e scorta d'acqua quando due uomini kazaki ci hanno fermato per chiederci curiosi riguardo alle nostre moto intuendo che eravamo in viaggio. A sentire il nostro racconto ci hanno invitato a casa loro, era un padre di famiglia col fratello di rientro da Samara per delle commissioni e voleva farci conoscere la sua famiglia! Così ci hanno fatto strada verso Ural'sk, con le solite interruzioni ogni 20 km di Teo, e abbiamo conosciuto la numerosa famiglia di Tasbolat e abbiamo cenato con loro e altri amici che erano stati invitati per l'occasione. Tra le chiacchere ci hanno letteralmente rimpinzato con riso con carote e carne, pomodori e aneto, formaggio home-made, datteri e the con latte e zucchero e ovviamente un immancabile brindisi a vodka, al quale non puoi sottrarti nemmeno con il soccorso di google translator. La casetta era spoglia di suppellettili e quadri ma decorata dai motivi impressi nella carta da parati, nei tappeti e sui divani e i cuscinoni stesi a terra su cui sedevamo. Non tutti hanno la doccia in casa nei villaggi e loro erano di questi, e non abbiamo potuto rinfrescarci dopo la terribile afa della giornata (misto polvere). Dopo cena il nostro nuovo amico Tasbolat con la moglie Gulya e una coppia di amici, Aslan e la moglie, ci hanno voluto portare nel centro della città per farci ammirare alcuni dei loro monumenti by-night e continuavano a scattarci foto molto turistiche davanti ad essi. Tutti si stupivano del nostro non essere sposati e non avere figli, certamente un cambio di cultura improvviso anche per loro. Al ritorno ci è toccato un rito di cui avevo sentito parlare: il famigerato yoghurt fermentato....! Una specie di crema frizzante semi-alcolica, parecchio disturbante per i sensi che ho faticato a deglutire immaginandomi seduta al bagno in preda ai crampi. Poi, ormai alle 3:00 di notte, ci siamo buttati sui cuscinoni preparti per noi in salotto e abbiamo detto addio al mondo in un caldo esagerato.

Giorno di viaggio 13
17/6/16

La giornata si è accesa intorno alle 10:30 quando il fratello di Tasbolat, Mirbol, ci esortava a prepararci per andare in città a cercare il pezzo della moto per Teo. La missione: trovare una pompa elettrica di benzina scortati da due aspiranti meccanici che però non avevano una grande idea di cosa Teo stesse cercando. Gli unici indizi: uno scarabocchio di Teo e una traduzione da Google Translator che ha fatto scuotere molte teste. Il giro della mattina è stato molto caldo e purtroppo infruttuoso. Al ritorno ci aspettava un grande piatto ironicamente fumante di cucina tradizionale kazaka per eccellenza: il Beshpazmak. Significa 'cinque-dita' e si chiama così perchè si mangia con le mani attingendo tutti assieme dal grande vassoio, ed è composto da uno strato di pasta larga e piatta (tipo quella delle lasagne) con sopra uno strato di carne e grasso di cavallo, con sopra uno strato di patate e cipolle guarnito con aneto. Il tutto è precedentemente cotto assieme e il brodo, molto saporito, che ne deriva viene servito subito dopo aver mangiato. Si accompagna con una bevanda di latte e riso fermentati.. sento già cupi movimenti gastro-intestinali.
Dopo pranzo i nostri valorosi accompagnatori meccanici-wanna-be hanno riportato Teo in centro per un secondo round alla ricerca del pezzo mentre io sono rimasta a casa a conoscere meglio le figlie, nipoti, nuore e altre donne di casa, quelle che rimangono appunto a svolgere le mansioni casalinghe, e le adorabili figlie di Tasbolat di 2 e 3 anni con le loro paffute faccette con occhi a mandorla a cui ho rubato qualche scatto per poi ritrovarmele in posa, mi hanno scoperto, bastava chiedere!
Dopo alcune ore i valorosi tre hanno riportato a casa il bottino per la moto, montato con successo e poi ci è stato concesso l'onore di una doccia nella stanza-sauna della suocera che abitava li vicino. Rinati, ci attendeva un nuovo invito a cena come tradizione vuole nel loro periodo di Ramadan, si invitano a turno gli amici a casa dopo le 22:00, una volta osservato il digiuno da cibo e acqua della giornata. Il digiuno viene praticato da uno o più membri della famiglia, generalmente il padre. Ad ogni modo ci siamo trovati davanti ad ancor più amici e parenti! Siamo diventati le star del momento, tutti ci chiedevano cose, curiosità sul viaggio e su di noi sulla nostra vita, sulla nostra italianità e la stranezza di vedere due in giro a zonzo senza lavorare e soprattutto senza essere sposati! Questa comunità di amici hanno tutti sui 30 max 40 anni e hanno almeno tre figli a testa se non quattro, quindi immaginate lo sgomento che creiamo noi.
In questo nuovo tuffo nelle tradizioni abbiamo capito che la tavola va imbandita mettendo già quasi tutto quello che si mangerà durante il pasto, poi vengono portate le bevande, iniziando dal latte fermentato col riso o altro cereale, che a noi risulta imbevibile. Poi viene servito il famoso Beshpazmak e tutti attingono dal vassoio anche se per noi e i commensali più lontani è stato istituito il piattino con forchetta. In tavola verdure come pomodori, peperoni, cetrioli, barbabietole, crudi o in insalata, altra carne di cavallo essiccata tra cui le interiora. Dopo il piattone pricipale si beve il brodo di cottura ma non prima di essere stati ingozzati fino allo sfinimento, ti riempiono il piatto quando nemmeno hai finito, questo per due, tre, quattro volte e non serve aver imparato a dire di no in kazako. Si beve the con latte e zucchero, anche quello è no-stop refill, finchè scoppi bevi. Durante il pasto ad un certo punto ognuno dei commensali a turno dice delle parole di ringraziamento e di desiderio (augurio per qualcosa o qualcuno) mentre gli altri ascoltano in silenzio. E' toccato anche a noi dire qualcosa, prima abbiamo fatto parlare google translator per farci capire e poi hanno voluto una versione in italiano mentre ci fotografavano e ci filmavano.
Dopo mangiato si portano le mani unite a scodella vicino al petto e uno recita una preghiera, mentre con le mani praticamente il concetto è quello di contenere le parole che ti scivolano dentro fermandole al cuore, poi ci si porta le mani al viso e si fa il gesto come di versarsi sul viso le parole dicendo un 'ah' di soddisfazione. Successivamente ci si sposta sui divani e cuscinoni da pavimento e credi di aver finito e di essere sopravvissuto anche stavolta, ma invece no, mentre chiacchieri coi commensali noti con timore con la coda dell'occhio che la padrona sta portando delle altre cose, dolci per l'esattezza, e mica pochi: torte, dolcetti, paste, frutta fresca e secca, formaggio, noci, marmellate, creme, coppe con miglio tritato, zucchero per altro the e una cosa simile al burro ma con la consistenza più spumosa. Fatichiamo ad arrivare alla fine e iniziamo a sognare la partenza dell'indomani, non perchè non gradiamo la fantastica compagnia degli ospitali amici, ma per dare tregua ai nostri stomaci davvero provati. Invece ci si palesa un nuovo invito per domani da un'altro di loro, non presente alla cena, che 'dobbiamo assolutamente conoscere'. La partenza viene conseguentemente rimandata di un altro giorno..! Abbiamo già "paura" ma come rifiutare? E poi al mattino vogliono portarci al museo della città dove vedere la storia del Kazakhstan. Troppo gentili. Tornati al villaggio collassiamo in un sonno senza sogni ma pasciuti.

Giorno di viaggio 14
18/6/16

Puntata ieri la sveglia alle 9:00 ci svegliamo scoprendo che sono le 10:00, in mancanza di connessione internet da qualche giorno i nostri telefoni non hanno aggiornato correttamente il fuso orario. Nonostante ci fossimo svegliati con la cena ancora nello stomaco, per colazione troviamo uova fritte coi wurster e delle specie di crepes alla crema..buongiorno stomaco! Partiamo alla volta del centro città e visitiamo il museo, molto ben fatto che racconta la storia del Kazakhstan dalla preistoria allo scioglimento dell'Unione Sovietica, poi la chiesa ortodossa tutta dipinta all'interno in cui stavano spargendo erba profumata per celebrare una festa di inizio estate. Camminiamo e camminiamo, sciogliendoci sotto il sole, con le pance ancora piene di abitudini troppo nuove quando siamo stati condotti a sorpresa in un altro ristorante in cui ci attendevano quattro altri amici di Gulya e Tasbolat dove senza nemmeno avere il tempo di dire nulla è arrivata carne di cavallo in spezzatino e spiedoni enormi di agnello. Decisamente non un posto per vegani. Io che non lo sono, ma che non ho mai mangiato cavallo per scelta dato che facevo equitazione e considero il cavallo come un cane, non ho avuto scelta e non avrei potuto tradurlo, cavallo per me uguale cane? Qui non hanno cani come animale da compagnia (infatti si vedono in giro randagi in piccoli branchi di 4-5). Come se non si fosse mangiato abbastanza, mentre alcuni di loro ci guardavano ma digiunando (che invidia!), due degli amici ci hanno invitato a casa loro per il the del pomeriggio e per mostrarci la loro bella casa (una reggia, nuova nuova, con gigantografia di.. Venezia!), dove ovviamente hanno allestito un secondo pranzo. Pieni come non mai siamo tornati verso casa a rinfrescarci sperando di non collassare dal cibo, attendendo l'ennesima cena della sera... aiuto! Prima di arrivare Tasbolat e Gulya ci hanno portato sul ponte sopra il fiume che segna il divisorio naturale tra continente europeo e continente asiatico, ed eravamo lì, due esponenti dell'uno e dell'altro, mai visti prima eppure ormai così vicini! La cena per fortuna è stata più tranquilla a livello di quantità e poi oramai avevamo perfezionato la tecnica anti-riempimento piatto: mangiare lentissimo e far finta di masticare sempre qualcosa, così vedono che stai mangiando e ti lasciano un pace! Dopo altre mille foto, risate, traduzioni maccheroniche e strette di mano si chiude per noi l'ultima serata con i nostri nuovi amici.
Domani si riparte verso sud e inizia una nuova settimana.ed eravamo l'Questa volta per fortuna è stata più tranquilla a livello di quantità e poi oramai avevamo perfezionato la tecnica anti-riempimento piatto: mangiare lentissimo e far finta di masticare sempre qualcosa, così vedono che stai mangiando e ti lasciano un pace! Dopo altre mille foto, risate, traduzioni maccheroniche e strette di mano si chiuse per noi l'ultima serata con i nostri nuovi amici.
Domani si riparte verso sud.

Giorno di viaggio 15
19/6/16

E' giunto il momento degli addii, che non piacciono a nessuno. Tasbolat e Gulya ci accompagnano con l'auto fuori dal villaggio, non prima di avermi lasciato un messaggio sul serbatoio, che mi ha quasi commosso. Ricevo anche un fiore da ciascuna delle piccoline che in questi giorni si chiedevano e ci chiedevano come mai non potessimo comunicare con loro. Eravamo i primi stranieri che incontravano.
Dopo abbracci e auguri riprendiamo la nostra strada intorno alle 10:30 e ci dirigiamo verso Aktobeh, la prima città grande dopo Ural'sk, in direzione Tashkent, Uzbekistan. 500 km di altro piacevole nulla fino all'orizzonte, un treentosessanta di prati e steppa sormontati da un cielo ampio e blu con graziose nuvolette che immortalo con il mio obbiettivo per portarmi a casa quei colori.
Siamo vivi, siamo pieni di bellezza e felicità dei giorni passati. Abbiamo vissuto non solo il vivo delle tradizioni ma anche la generosità di persone che hanno poco ma tutto e quel tutto lo danno col sorriso. L'amicizia è possibile con chiunque e dovunque senza barriere di lingua e cultura, basta aprirsi e lasciare che ti invada. E' uno scambio reciproco e credo che non dimenticheremo mai questa esperienza.
Durante il tragitto fantasticante ci buttiamo su uno sterrato verso una collinetta con l'intento di scattarci alcune foto senza l'asfalto di mezzo, peccato che la collina abbia una bella fossa in cima, Teo casca, io arrivo in piedi ma non so dove appoggiare la moto per aiutarlo se non sdraiandola e poi a turno ci rialziamo e ne usciamo con un bel saltino. Arrivati ad Aktobeh cerchiamo con fatica un hotel girovagando nel torrido traffico portati, o per meglio dire, presi in giro dal navigatore non aggiornato sulle chiusure al traffico odierne. Verso le 22:00 troviamo la meta ed entriamo in una bella stanza con la prima doccia che vediamo da giorni. Inizio io ma nel punto di uscirne esplode i vetro della doccia e sarei rimasta col pomello in mano se non avessi fatto un salto di spavento, atterrando però sui cocci taglienti. Teo che mi stava passando l'asciugamano è basito. Purtroppo qualche ferita di fa decidere di chiamare aiuto data la pericolosità dei frantumi invisibili. L'hotel ci chiama un ambulanza e andiamo a fare un check nell'ospedale vicino. Siamo a posto e veniamo medicati. La sfiga mia è che ovviamente avendo taglietti su mano e piede destri, mi cuoceranno negli stivali e guanto, ma ci è andata bene, come mi fa notare mio fratello al telefono, potevamo avere avuto schegge negli occhi..! Quindi non ci amentiamo. Al ritorno ci spostano in una camera deluxe ma niente scuse da parte dell'albergo.
Memo: stanza standard 9000 tinghe (ca 18 euro), ma i vetri sono da galera.
Come disse qualcuno 'domani è un altro giorno', eh si, si va avanti, inizia una nuova settimana.

martedì 14 giugno 2016

Diario di Bordo - Prima settimana di Viaggio

Giorno di viaggio 1
5/6/16


Scrivere l'inizio è sempre spiazzante, troppa carta bianca a circondare le prime timide parole (n.b. trascrivo dal diario manoscritto quindi la carta menzionata è reale).
Abbiamo lasciato Milano alle 11:40 dopo aver salutato dapprima i genitori di Matteo, poi Salva e Rosy ed infine Ciccio, che ha sopportato noi e il nostro casino in officina per settimane, con lui Stefano, per un immancabile ultima colazione italiana tra abbracci, auguri e raccomandazioni. Un bel carico di affetto di amici e parenti vicini e lontani ci accompagnerà nel viaggio, salutiamo anche i nostri amici Gorilla's Way che dall'Australia ci hanno mandato i loro super consigli (cercateli su FB perchè l'anno scorso hanno fatto Italia-Australia e ci hanno ispirato parecchio). 

Salutati e baciati tutti ci siamo diretti verso il lago di Garda prima di valicare il Brennero, dove abbiamo salutato un altro amico, Lorenzo e la sua bella famiglia, senza farci mancare una prima piccola disavventura ovvero Teo rimasto senza benzina a causa una sottostima dei consumi della moto. Fortunatamente il benzinaio era vicino e con le taniche ce la siamo cavata alla svelta.

Non abbiamo voluto esagerare coi chilometri in questa prima giornata e compiuti i 400 scarsi ci siamo accampati appena dopo Bolzano, ma abbastanza tardi coi tempi per restare chiusi fuori dalla ristorazione locale, dovendoci accontentare di una cena 'da campioni' a base di formaggio, salamini, speck e un pane durissimo al finocchietto.
ll campeggio-gioielleria sud tirolese ci ha spillato 37 euro per una piazzola e le nostre cavalcature, con poche parole in italiano e troppe già in tedesco, ma era tardi quello o quello.
Collaudiamo la tenda nuova che fortunatamente si monta rapida e senza intoppi ed anche il nuovo corredo di materassini gonfiabili mini-ma-comodi, e sacchi a pelo, mini-ma-caldi, ci regalano una prima notte di confort e sonno pesante. La prima notte di vero riposo dopo settimane no stop. Per il viaggio ci siamo concessi il lusso di rinnovare il nostro kit da campeggio, aiutati dalla sponsorizzazione di Bertoni Tende, che ci hanno fornito con mega sconto tenda e sacchi a pelo e cogliamo l'occasione di ringraziare. Devo dire che siamo felici di poter prevedere notti comode qualora dovessimo campeggiare frequentemente e ad ogni modo il sacco a pelo torna utile su letti di dubbia igiene.
Note del giorno: le Alpi ce le invidiano per un chiaro motivo, è stato bello guidare nella loro bellezza che non stanca mai la vista.


Giorno di viaggio 2
6/6/16 


La giornata di oggi è stata caratterizzata da una tirata di 700 km assai poco goduti per attraversare l'Austria nella sua interezza ed arrivare in Repubblica Ceca. Il viaggio si è svolto per fortuna in un bel clima soleggiato e temperato, interrotto da poche gocce, bei paesaggi ovunque anche se l'autostrada non è propriamente il nostro metodo preferito di muoverci.. ma tocca macinare dei km per rimanere nei tempi dei visti dei paesi centro asiatici che hanno il conto alla rovescia, in particolare l'Uzbekistan. L'Europa la visiteremo con più calma in altre occasioni e poi, dopo questo viaggio, sembrerà dietro l'angolo.
Col sedere dolorante ci parcheggiamo in un hotel/ostello in un area piuttosto desolata di Brno dove andiamo a letto senza cena, parzialmente a causa del tardo orario di arrivo e non aiutati dall'assenza di voglia di cercare cibo rimuovendoci in moto.
Colori di oggi: verdi in ogni possibile sfumatura e gradazione di colline e campi austriaci. Da riesplorare


Giorno di viaggio 3
7/6/16


Oggi ancora tanti km in autostrada, abbiamo tentato di raggiungere Varsavia da Brno (550 km) ma abbiamo avuto vari rallentamenti:
1. non siamo in grado di svegliarci presto in modalità "vacanza" (ci siamo svegliati alle 8:30)
2. non siamo veloci a caricare le moto (almeno per ora)
3. l'autostrada era piena di incidenti con conseguenti deviazioni sulle statali a lenta percorrenza
4. non da ultimo, i dolori al fondoschiena aumentavano esponenzialmente
Grazie all'internazionale Decathlon ci siamo muniti di pantaloncini da ciclista salva-chiappe, ma alle ore 21:00, senza aver ancora raggiunto la meta prefissata, ovvero Varsavia, decidiamo di fare tappa in un motel per camionisti in puro stile Shining, a una cinquantina di km dalla capitale, dove peraltro siamo gli unici clienti.
35 euro con colazione da camionista a base di uova, wurstel, formaggio, pane e un kg di burro formato triangolare che Teo scambia per formaggio addentandole un buon pezzo. Siamo a Krze Duze, Polonia. I nomi iniziano a diventare impronunciabili.
Note: stare alla larga dai camion polacchi se si vuole salvare la pellaccia.


Giorno di viaggio 4
8/6/16


Oggi abbiamo perso (che casualità) alcune ore andando a cercare un negozio di accessori moto in pieno centro a Varsavia.
Cercavamo un paraschiena per Teo che ha pensato bene di scordarselo a casa (e io ho pensato bene di ricordarmi di ricordarglielo troppo tardi, sai quelle cose da coppia tipo "te l'avevo detto di ricordarmi di ricordarti che ci saremmo dimenticati"?) e delle cover per le moto per dormire sonni più tranquilli quando le parcheggiamo la notte, dovendo lasciare le borse laterali attaccate, e tentare così di dare meno nell'occhio.
Ci siamo rimessi in marcia alle 11:15 riuscendo poi incredibilmente a compiere altri 400 km verso nord arrivando a intravedere il confine con la Lituania.
La fortuna ci conduce in un bellissimo campeggio semi deserto sulle rive di un fermo laghetto dove scatto finalmente le prime vere foto del viaggio. Gioco coi miei obbiettivi e le rifrazioni delle nuvole nell'acqua. Un simpatico gattino mi offre ulteriori spunti fotografici mentre Matteo lo vizia con le pelli delle trote che ci servono per cena. Cena con trote, birra e chiacchiere con nuovi conosciuti che si meravigliano ai racconti del nostro progetto di viaggio. Una doccia calda ci spedisce a nanna felici. Siamo a Boksze-Osada al confine tra Polonia e Lituania.
Alloggio + cibo per due 33 euro.
Note del giorno: il silenzio di questo posto ci riposa le orecchie fischianti della giornata di motore continuo, ho sentito per la prima volta dal vivo il verso degli uccelli che aprono l'album North From Here dei Sentenced, specie di cui non so comunque il nome.
Nota 2: I regalini dei miei fratelli e family illuminano le parole di questo diario, che mi hanno regalato sempre loro :-) bello portarvi con me
Ps. sono molto felice degli obbiettivi che ho scelto per il viaggio grazie ai preziosi consigli di Matteo di www.diventarefotografodiavventura.it


Giorno di viaggio 5
9/6/16


Oggi abbiamo definitivamente lasciato la Polonia alle spalle per entrare in Lituania dove ci siamo diretti verso la Hill of Crosses consigliatami dall'amico Mauro. Questo è un posto assurdo e interessante dove migliaia di croci di ogni forma e dimensione sono incastonate su una piccola collinetta meta di pellegrinaggi fin dai tempi del medioevo e che ha visto numerosi tentativi di sradicamento ed abbattimento terminati solo negli anni 80 quando è stata finalmente lasciata in pace e a disposizione dei molti devoti che ivi depositano continuamente i loro simboli religiosi, rigorosamente cruciformi. Il posto è allo stesso tempo affascinante ed inquietante, e noi abbiamo avuto l'onore di vederlo circondato da nubi trafitte da raggi di sole, una cornice assolutamente appropriata.
Siamo poi approdati in Lettonia percorrendo negli ultimi km delle bellissime strade bianche giungendo in un villaggio chiamato Nereta dove abbiamo avvistato la caserma dei pompieri locali che hanno mostrato a un fibrillante pompiere Matteo (è pompiere per davvero) la caserma e i mezzi. Dopo averci offerto caffè amarissimo e salamino locale hanno intercettato tra le parole del nostro inglese misto-gesti, il nostro bisogno di un rifugio per la notte ed hanno chiamato il padrone di una guest house lì vicino che è venuto a prenderci perchè per telefono non potevamo capire le sue indicazioni stradali. Valdis Tomsoni e la moglie Irma sono proprietari di un piccolo angolo di paradiso rurale chiamato Pilkalme immerso nel verde dei boschi e campagne Lettoni. I due ci hanno viziato, dopo un tour della proprietà restaurata in ben 27 anni di pazienza e amore, con una cenetta a base di zuppa di salmone, patate e aneto, omelette di uova fresche, formaggio da loro prodotto e un immancabile brindisi a vodka.
Dopo essere crollati nel rustico letto ci siamo svegliati in un freddo a cui non eravamo più abituati, benvenuti nel nord Europa o temerari visitatori mediterranei.
Scrivo queste righe di mattina per omissione di ieri sera, per non dimenticare i particolari, poi, vestiti da esploratori polari ci apprestiamo a rimetterci in marcia. Salutiamo Valdis con foto ricordo ed abbracci, un altro amico di questa lunga strada.
Cena + camera + colazione 40 euro
Note: il silenzio speciale dei boschi....
Colori di oggi: i verdi dei campi, azzurri e blu-nordico del cielo (è un blu diverso, più cobalto), tante nuvole a pecorelle, peccato non averle potute fotografare.


Giorno di viaggio 6
10/6/16


Ci siamo congelati percorrendo i 230 km che ci separavano dal confine russo. Se farà più freddo di così non saprò più cos'altro indossare in cima!
In realtà c'erano "solo" 10 gradi ma tenendo i 90-100 km/h ed essendo molto umido, a tratti piovigginoso, se ne percepiscono meno e io sono anche freddolosa.
In dogana infine, grande emozione di varcare un confine così lontano geograficamente su due ruote!
L'entusiasmo viene smorzato dalla severità del personale di controllo, vogliono a tutti i costi spegnere i nostri sorrisoni a 36 denti. Facce dure e tanti scuotimenti di capo, mi tocca compilare i moduli di nuovo per aver sbagliato la posizione dei dati della moto, non sia mai che uno straniero "ahhhh, Italiahhhhnoooo, ahhh da, da.." passi il confine con una virgola fuori posto. Inorridiamo alla richiesta di ispezione profonda delle nostre incasinate borse da viaggio ma per fortuna l'ufficiale cambia presto idea annoiato dopo aver solo sbirciato nei bauletti. Ce la caviamo con sole tre ore di scartoffie e mugugni, le nostre ruote si appoggiano finalmente in terra russa.
Un altra volta aiutati da Booking.com abbiamo trovato un piccolo hotel posizionato lontano dalle bettole guest-house dell'autostrada per Mosca, dove abbiamo tentato di approdare in precedenza dissuasi dai baffuti e minacciosi inquilini camionisti, sicuramente è solo questione di abitudine alle nuove fisionomie, ma per ora vogliamo riposare tranquilli e abbiamo preferito questo altro ritiro per famigliole in villeggiatura.
30 euro non son proprio pochi ma per le condizioni e posizione del posto siamo soddisfatti. Tuttavia ci troviamo nuovamente ad andare a letto senza cena per assenza totale di strutture alimentari nella zona a corto raggio e la chiusura del bar dell'hotel alle ore 20.00 ovvero 5 minuti prima del nostro arrivo, ovviamente.
Divoriamo qualche nocciolina e dattero che conservavo per emergenze (anche se mi immaginavo luoghi più sperduti per il verificarsi di questa circostanza di fame), laviamo la giornata sotto una doccia calda e a nanna. Sono sei giorni che guidiamo e iniziamo ad aver bisogno di riposarci.. forse giunti a Mosca ci fermeremo un giorno per recuperare. Domani se va tutto bene ci arriveremo.
Note: i doganieri russi sono super severi tuttavia mi sono ritrovata nella loro "pignolosità" e note di acidità nel puntualizzare le cose. Magari ho antenati russi. Teo annuice.


Giorno di viaggio 7
11/6/16


La giornata di oggi è iniziata con lentezza, una lentezza che contradistingue e mai abbandona le nostre mattine in viaggio! Non riusciamo mai a muoverci prima di un ora e mezza (se non due) da quando ci alziamo dal letto. A turno uno dei due è lento a fare qualcosa o ci perdiamo via con qualche cavolata. Oggi Teo era particolarmente stanco perchè a detta sua ha dormito malissimo a causa del mio rubargli le coperte di notte, di modo che si svegliava sempre congelato. Le gioie della vita in due!
Manco Sandra Mondaini e Raimondo Vianello...
Alle 10:10 riusciamo ad allontanarci dall'hotel e ci dirigiamo alla volta di Mosca, ci attendono 500 km.
Dopo 300 ci fermiamo per mangiare in quella che a prima vista è una bettola poco raccomandabile, fatiscente e circondata da carcasse di automezzi, tuttavia segnalata dal cartello con forchetta e coltello, l'unico intravisto da diverse decine di km. Decidiamo di curiosare prima di decidere.
Il posto è gestito, o meglio, è di proprietà di un simpatico baffone incanottierato possessore di una BMW S1000RR che troviamo parcheggiata al sicuro nell'androne del locale spoglio e modesto, gestito invece per davvero dalla figlia Kristina. Ci accorgiamo di non poter comunicare a causa delle reciproche barriere linguistiche ma dato che anche nel deserto si trova ormai la wifi, ci torna utile google translator, recentemente sperimentato con successo in caso di emergenza linguistica. Nonostante alcuni strafalcioni che scatenano l'ilarità a turno, riusciamo a capirci. Kristina ci rifocilla con una buonissima zuppa di barbabietole e carne (borsch) e stufato di patate e carne (non riuscirò mai a ripeterne il nome), poi le raccontiamo del viaggio, sgrana gli occhi con dolcezza e ci dice che siamo i primi italiani che conosce in vita sua. Chiedo anche a lei di scrivermi un messaggio di augurio sul serbatoio della moto, rituale che ho iniziato poco prima del viaggio. Ero in un autogrill sull'A4 a poche settimane dalla partenza e avevo il serbatoio maggiorato appena montato sulla moto. Un ragazzo di colore, poi presentatosi come senegalese, di nome Alpha, mi fece un gran discorso di quanto la mia moto fosse fatta per il deserto, e io guardandolo così entusiasta e perso nelle visioni di viaggi gli chiesi di mettere il primo messaggio di augurio per il viaggio che la mia moto stava per intraprendere, così da buon madrelingua francese mi scrisse "bon voyage", firmato Alpha. Da lì altri amici hanno apportato indelebili auguri fino alla partenza, dopodichè sono iniziati i messaggi delle persone incontrate per strada.
Salutata Kristina con un moderno 'selfie' sui rispettivi telefoni ripartiamo e veniamo lavati per bene da un forte acquazzone. Dopo 230 km circondati da alberi e preceduti da una lunga, drittissima strada dove gli unici elementi mutabili erano le nuvole, i benzinai e i venditori saltuari di pellicce di animali (orsi, lupi ed altri sventurati selvatici), giungiamo finalmente nella capitale russa, un'oasi "al contrario" di traffico ed edifici, dopo tutti quei km nel verde fitto.
Raggiungiamo l'hotel prenotato per l'ennesima volta con il sito dei viaggiatori dell'ultimo millennio e veniamo purtroppo condotti in una zonaccia industriale, stelle riscrivibili in stalle, ma dagli interni abbastanza decorosi. Ci accampiamo spargendo i nostri umidi averi nella stanza. Piove ancora. Per la pigrizia di non voler uscire nel brutto tempo scegliamo di pasteggiare nel bar dell'hotel, convenientemente situato a 15 passi dalla nostra stanza, a suon di cappuccino e tortine da diabete istantaneo per poi crollare a letto sfiniti ma nuovamente puliti.
Hotel 2 st(a)elle, 3000 rubli per due notti, circa 40 euro (20 a notte).
Note: nonostante avessimo scelto questo hotel per la presenza di parcheggio, elencato tra i servizi offerti, per noi indispensabile quasi come la wifi, abbiamo dovuto lasciare le moto nei parcheggi a bordo strada legate ad un palo con triplice nodo di cavo d'acciaio. Speriamo di ritrovarle domattina, anche se la più probabile causa di sparizione sarebbe l'affondamento in quanto la strada è per metà allagata (una spanna d'acqua e piove ancora).
Nota 2: Kristina mi ha fatto molta tenerezza oggi, non credo abbia viaggiato molto nè conosciuto molti stranieri, mi ha fatto sentire molto fortunata di poter viaggiare e conoscere così tanto e così tante persone. Chissà se riuscirà a ricontattarci, le abbiamo lasciato il nostro bigliettino con sito ed email.


Giorno di viaggio 8, domenica di riposo
12/6/16


Finalmente ci attende un giorno di riposo mentale e fisico. Cerchiamo comunque di non sprecare la giornata dormendo fino ad orari improbabili come a volte ci capita di fare a casa quando dobbiamo recuperare sonno. E poi siamo a Mosca! Qualcosa dovremo pure vedere di questa immensa storica città.
Mentre mi dirigo ciondolante a recuperare due cappuccini dal bar (stiamo assaggiando le forestiere versioni della nostra amata bevanda incuranti del pericolo) quando mi imbatto nella lavanderia dell'hotel dove contratto per infilare una lavatrice di nostri vestiti per 150 rubli (per noi un paio di euro, scommetto avranno pensato di aver fatto un affare dati i loro sorrisoni). Intanto che attendiamo il lavaggio con rianimazione dei nostri panni sudati, guardiamo su internet le significative cose da vedere in città: la Piazza Rossa, la Basilica di San Basilio il Cremlino.. e decidiamo che avendo solo un giorno a disposizione eviteremo i musei per prediligere una passeggiata che ci consenta di vedere tutte queste cose almeno da fuori. Mentre domandiamo per un taxi alla reception due ragazzi in procinto di uscire ci offrono un passaggio alla metropolitana, invito che cogliamo al volo e captiamo dal loro sgangherato inglese che oggi è festa per la Russia. Di fatto documentandoci scopriamo che è il giorno dell'Indipendenza, festeggiano la nascita della Federazione Russa dopo il crollo dell'U.R.R.S. Non c'è ancora in giro nessuno per le strade ma i ragazzi ci spiegano che è normale e li vedremo uscire dopo le 16-17. Scendiamo le scale della metro per essere proiettati nella più completa sensazione di "essere straniero" in un mondo illeggibile, o meglio indecifrabile, incapaci di comunicare e farci capire. Inoltre non troviamo mappe nè indicazioni riconoscibili. Mostriamo alle addette della metropolitana parole tradotte con Google Translator dagli schermi dei nostri telefonini e ci viene indicata una fermata scarabocchiata su uno scontrino, speriamo di riuscire a riconoscerla per scendere dal treno! Giunti in banchina fatichiamo anche a capire in che direzione andare e per il cambio treno stessa cosa. Ma in qualche modo riusciamo a giungere in centro città dove un acquazzone ci costringe nel primo bar, ahimè costosissimo. 25 euro, venticinque (!!) per una colazine per due con omelette e cappuccino. I nostri vicini abbigliati chic sono visibilmente a loro agio sui divanetti di quello che ci rendiamo conto essere un posto di lusso, mentre noi siamo in tenuta tecnica da trekking, gli unici vestiti che ci parevano sensati da portare in viaggio. Ci siamo fatti fregare, eppure da fuori ci sembrava un posto normale.
Dopo lo shock del conto al di sopra delle aspettative ci incamminiamo verso le torri glassate della Basilica di San Basilio che mi ricorda tanto una torta con le meringhe colorate anzichè un luogo di culto..! Scopriamo nostro malgrado che l'ingresso alla Piazza Rossa è chiuso per l'allestimento del concerto di questa sera. Una sorta di festa del Primo Maggio a Roma. Incuranti della sfiga che oggi ci ha preso un poco di mira aggiriamo gli edifici e percorriamo il perimetro delle mura del Cremlino, nuovamente costretti a trovar rifugio nei bar e nelle biglietterie dei musei a causa delle rovesciate piovose. Attorno alle mura moltissime bancarelle decorano la giornata di festa grande, assaggiamo cibi e passeggiamo ore fino a che siamo davvero stanchi. Dopo una settimana di moto seduti in sella a fronteggiare il male al fondoschiena, ci troviamo con le gambe impreparate a tutti questi km a piedi e dire che dovevamo riposarci fisicamente!
Intorno alle 18:30 notiamo che le guardie hanno iniziato a far accedere la folla alla Piazza Rossa creando grandi code davanti ai metal detector. Noi per fare culminare il tiro della sfortuna avevamo appena fatto una spesa di cibo per le emergenze della settimana (vista la nostra inclinazione ad andare a letto senza cena) e siamo risultati non idonei giunti al controllo sicurezza a meno che non gettavamo tutti i nostri acquisti alimentari. Sentendo in lontananza un "tunz-tunz" proveniente dalle casse del palco abbiamo lì per lì deciso che la musica non avrebbe fatto per noi e ad ogni modo non avremmo potuto fare tardi per via della ri-partenza dell'indomani. Così abbiamo fatto dietro-front e siamo tornati in albergo a sistemare le nostre cose, scrivere ad amici e parenti e dare una controllatina alle moto, che per fortuna ci sono ancora.
Sicuramente Mosca è una città da esplorare in più giornate entrando a visitare i numerosi musei e palazzi che racchiudono migliaia di anni di storia.
Ma ogni viaggio ha le sue caratteristiche e nel nostro non abbiamo tutto il tempo di soffermarci così in profondità, bensì fruire dall'esterno, che comunque è una bellissima occasione per assaporare le forme di un luogo e il suo sviluppo architettonico e urbanistico, che molto dice di un popolo.
Sono riuscita a scattare qualche foto nonostante la pioggia minacciasse il mio equipaggiamento presto le pubblicheremo.
Nota divertente: non riesco a non pensare alle basiliche di Mosca come a delle grandi torte: i ciuffi avviluppati appoggiati sulle torri ricordano troppo delle meringhe e anche altri edifici del centro sembrano scolpiti nel marzapane. Un tuffo in una versione sovietica di Hansel e Gretel.
Rimango con l'acquolina di assaggiare gli interni ma sento già la voglia di proseguire oltre e continuare il viaggio.
Si aprono per noi le porte del continente Asiatico.

giovedì 19 maggio 2016

Capitolo 3 - La preparazione burocratica e l'addio ai programmi mentali

"L'imprevisto è la sola speranza" (Eugenio Montale)

Ore 22:00, sono stravolta dalla stanchezza ma rispetto ai giorni scorsi in cui ho lavorato fino a notte "è ancora presto" e così mi siedo al computer per scrivere queste righe. Sono in ritardo con le pubblicazioni sul blog secondo il mio calendario mentale. Qualche settimana fa, sei alla partenza, pensai che sarebbe stato perfetto iniziare il blog con sei post, uno per settimana, e mi ero programmata la scaletta mentale. Prima pubblicazione: introduzione, seconda: la preparazione sportiva, che avrei diviso in due per dedicare una puntata alla moto ed una all'allenamento fisico (terza pubblicazione), quarta sarebbe stata la preparazione dei documenti del viaggio, quinta l'equipaggiamento e infine giustamente i nostri cavalli da battaglia, o meglio, da viaggio, le moto (così pubblicandole per ultime avrei dato tempo a Matteo di finire l'impresa epica in cui si è ficcato decidendo di decostruire per ricostruire letteralmente il suo Transalp. 

Invece ho dovuto far fronte ad un altra lezioncina che questo viaggio mi sta lanciando come sassi nella laguna (coi conseguenti effetti ondosi), ovvero l'abbandonare i miei programmi mentali. 
Diceva Montale (il poeta per chi non lo conoscesse) in una meravigliosa poesia ("Prima del Viaggio") che non smette mai di parermi attualissima "l'imprevisto è la sola speranza". 
La poesia inizia elencando una serie di preparativi macchinosi per questo viaggio di cui non specifica la destinazione, ma poi conclude con la frase spiazzante sopracitata che lascia i maniaci dell'organizzazione sgomenti. Come si può dare spazio al caos dell'imprevisto?
Beh si può. Anzi, sto scoprendo che il viaggio sta prendendo la sua forma anche sgusciando dai miei labirintici piani e mostrandomi sfaccettature nuove che mi stanno incuriosendo. Ho deciso di farmi portare dove mi vuole condurre.

Ovviamente quando abbiamo iniziato ad organizzare il viaggio abbiamo sperato di poter fare le cose per bene, con un occasione del genere che non sappiamo se e quante volte si potrà ripetere bisognava mettersi a pianificare tutto a puntino per non tralasciare nulla. Bene, a parte le cose estremamente vincolanti come richiedere i visti turistici, carnet de passage e patente internazionale tutto il resto lo stiamo facendo in ordine sparso, apparentemente senza logica, perdendoci e ritrovandoci ancora a bordo ma con le vertigini del turbinio di avvenimenti. Impossibile programmare, ma alla fine ci piace così!

E così i miei bei post pianificati stanno già uscendo dalle rotaie ma è così che deve succedere e bisogna adattarsi, quindi questo capitolo che voleva essere il quarto è il terzo e vi racconto in maniera super riassuntiva quali sono le cose che proprio non bisogna farsi scappare in mezzo agli imprevisti.

I visti

Nonostante sia bella l'idea di girovagare senza un percorso preciso, la politica mondiale ai giorni nostri vuole che per attraversare il suolo di alcune specifiche nazioni bisogna chiedere un permesso, chiamasi Visto (Visa in international language). 

I visti sono di vario tipo a seconda dello scopo del viaggio, ad esempio "di lavoro" (business) ma per noi viaggiatori c'è il visto "turistico" (tourist) che, per alcuni paesi si ottiene semplicemente in frontiera con un timbro sul passaporto, mentre per altri bisogna fare domanda anteriore ai consolati di quelle determinate nazioni, situati nel nostro Paese. Alcune volte con pazienza e sufficiente tempo ci si può occupare della richiesta visti da soli, prendendo appuntamento o mettendosi semplicemente in coda nei suddetti consolati. Se invece siamo sfortunati i consolati di alcune nazioni si trovano in città europee fuori dall'Italia, ed in questo caso è utile affidarsi ad una agenzia che sbrighi per noi le pratiche perchè il passaporto va inviato all'estero per ottenere il timbro. 

Dopo esserci informati sui paesi del viaggio che richiedevano il visto anticipato abbiamo deciso di affidarci ad un'agenzia di Roma (Euroest Travel) che si è occupata in precedenza delle avventure di un altro viaggiatore italiano: Marcello Anglana, che è stato così gentile da darci dei consigli utilissimi.
Dopo aver compilato centomila fogli e fatto ottocentocinquanta fototessere abbiamo mandato le nostre volontà assieme ai passaporti a Claudio della Euroest a cui è venuto il mal di testa ma ci è stato dietro con pazienza e dedizione. 
Pensavamo fosse fatta ed invece dovevamo studiare ancora gli incastri spazio-temporali delle durate dei visti! Si, perché mica tutti i visti durano uguale...! 
C'è chi ti da due settimane, chi un mese, chi massimo un ingresso, chi multipli, chi chiede un invito ufficiale (da chi? non conosco nessuno li!), chi ti chiede esattamente dove dormirai (e che ne so io? viaggio in moto! e a caso!). 
Fatto sta che è molto importante avere in mano la sequenza esatta dei paesi da visitare e una bozza di linea temporale (quanto vuoi stare in ogni paese grossomodo), poi i visti vanno richiesti in modo da fare sovrapporre le date del paese che lasci e del paese in cui entri così se capita qualche imprevisto si è flessibili con l'uscita/entrata (esempio: non far finire un visto il 20 ed iniziare il successivo il 21, ma far finire uno il 25 e iniziare l'altro il 20, per avere dal 20 al 25 sovrapposto).

Per maggiori dettagli sui visti ed avere tutti i moduli necessari scrivete pure alla Euroest e loro vi guideranno fuori dal 'momento di spavento burocratico'. Non nominateci perché forse avranno ancora gli incubi del nostro arduo lavoro, forse è più sicuro nominare il buon Marcello Anglana!
Tempi di consegna: variabili sul lungo-andante, sicuramente di più di quello che vi dicono su internet. Noi eravamo in ritardo muovendoci con oltre due mesi di anticipo per cinque visti. Non fate come noi.

Sito: http://www.euroestvisa.com/contatti 

Il Carnet De Passage

Questo nome così esotico mi ha emozionato coi suoi toni francesi, per un attimo mi sono vista con il binocolo a scrutare dune di sabbia col fazzoletto al collo sventolante nel vento.

Invece il fantomatico Carnet de Passage en Douane è, in soldoni, il passaporto della moto e registra l'importazione temporanea del motoveicolo nel paese attraversato. E' un documento enorme (formato A4 provvisto di 10 o 25 fogli) che contiene oltre alle informazioni private della vostra due ruote (numero di telaio, numero di motore, colore, targa, etc) dei cedolini che vanno compilati, timbrati e staccati in entrata e in uscita alle dogane dei paesi che lo richiedono per attestare che la vostra moto è entrata ma anche uscita e che non l'avete scambiata con 50 cammelli.

La nota dolente del Carnet è che per ottenerlo bisogna far valutare

la moto all'ACI (Automobile Club Italia) e con quella valutazione si deve ottenere una fideiussione bancaria o assicurativa che corrisponda al triplo di quel valore. Insomma se si è "poveri" meglio viaggiare con moto d'annata che se la cavano con una leggera svalutazione ma che all'ora del pagamento della fideiussione non fanno pentire di aver scelto il vintage. 

La fideiussione è obbligatoria in quanto crea un intermediario tra noi privati e l'ACI per eventuali rivalse di tassazione ed altri motivi che ho compreso ma non saprei spiegare bene come i preparatissimi operatori ACI che al telefono vi spiegheranno tutto. A Milano la sede che svolge le pratiche per i Carnet è quella di Corso Venezia 43. 
Dopo queste trafile cartacee bisogna recarsi in ACI a consegnare nuovi malloppi autografati ed attendere dalle due alle tre settimane per la convocazione al ritiro del prezioso dattiloscritto. Evviva la carta, peccato che siamo in moto.

Ad ogni modo tutte le info le trovate su questo sito http://www.aci.it/il-club/soci-in-viaggio/per-chi-va-allestero/carnet-de-passages-en-douane.html

La patente internazionale

Sotto consiglio di amici viaggiatori (i Gorilla's Way e Horizons Unlimited) abbiamo affrontato anche il tema della patente internazionale, che non è altro che la traduzione in varie lingue della patente nostrana, con l'ovvio intento di rendere comprensibile a tutti nel mondo che tipo di veicoli possiamo condurre ma retrocedendo nella forma ad un obsoleto libretto, questa volta per fortuna in formato A5 ma anch'esso di carta semplice (come il Carnet) e pertanto esposto al rischio di rovina per pioggia.
Abbiamo capito che per questo viaggio dovremo munirci di numerose buste per documenti
impermeabili.

Non contenti del "pratico" libretto, abbiamo anche scoperto che ci sono due tipi di patenti internazionali, perchè alcuni paesi si sono conformati alla convenzione di Ginevra ed altri a quella di Vienna. 
Ovviamente noi abbiamo da attraversare entrambe le opzioni, ciò comporta il doppio pagamento dei già molti bollettini postali più marche da bollo e fototessere. A testa. 

Per fortuna avevamo fatto ottocentocinquanta fototessere. 
Forse ora del viaggio ce ne avanzano due o tre.
Tempi di rilascio: due settimane circa dalla consegna dei documenti e bollettini già pagati in motorizzazione. 

Sito per Milano: http://www.dgtnordovest.it/joomla/index.php?option=com_content&id=60:docum 

Le vaccinazioni

Il tema vaccinazioni sarebbe di altro ordine ma tocca metterlo nella preparazione burocratica per un attinenza con la complessità di svolgimento. Internet è un utile strumento ma preparando questo viaggio mi sono resa conto che in Italia è molto più sicuro andare di persona per uffici e mettersi in coda per ricevere le informazioni. Dopo aver visitato il ben fatto sito di Viaggiare Sicuri e anche quello del Ministero della Salute mi sono presentata preparatissima all'Asl di via Statuto a Milano, l'unica sede della città che si occupa di profilassi internazionale. L'acidina signora dietro alla scrivania, che mi ha ricevuto dopo un ora di coda (perchè non avevo prenotato), mi ha comunicato con leggera severità che non potevo sapere tutto io e che quello era il suo lavoro, indi mi ha ripetuto davanti agli occhi la (lunga) ricerca per ogni singolo paese per verificare che vaccini dovessimo fare. Dopo due ore (figurate) di lavoro in cui mi accasciavo sempre più sulla scrivania, mi spedisce finalmente nella stanza a fianco per un altra mezz'ora (non figurata) di coda per poi essere attaccata sul fianco destro e sinistro da punture di anti tetano/difterite ed anti Epatite A. Poi vengo rispedita a casa con un blister di pastigliette anti tifo con cui fare colazione per i prossimi 3 giorni ma alterni.
Informazioni lente ma vaccini speedy. Ricordarsi che i vaccini sono efficaci dopo 15 giorni dalla somministrazione quindi bisogna muoversi per tempo. Noi saremo regolari dopo 3-4 giorni di viaggio, maledetti ritardatari!

Siti: http://www.viaggiaresicuri.it/ e http://www.fitfortravel.nhs.uk/destinations.aspx

L'assicurazione sanitaria

L'assicurazione Sanitaria protegge le nostre tasche dagli imprevisti di natura medica che ci riguardano e/o che riguardano qualche familiare stretto e a seconda del contratto stipulato prevedono varie opzioni di supporto come il semplice pagamento delle spese mediche da sostenere fino a trasporto agli ospedali, rimpatrio a casa etc. 
Noi stiamo ancora facendo preventivi quindi non abbiamo ancora una scelta definitiva però è certo che ne avremo una che ci coprirà per tutto il viaggio. E' indispensabile primo perchè alcuni paesi non hanno il servizio sanitario pubblico, secondo perchè anche chi ce l'ha non è detto che somministri tutte le cure se uno straniero non è assicurato, terzo perchè sognare è bello ma se succede un brutto imprevisto è meglio stare tranquilli del fatto che al peggio qualcuno ci riporta a casa.
Info coming soon.

Conclusioni

Sono le 23:30 e sono felice di essere riuscita a scrivere questo piccolo aggiornamento sperando che sia anche utile per qualcun altro. Ora si che posso ritornare a sognare un viaggio che avrà quella forma solo in sogno. 
Attendo impaziente la realtà.

giovedì 5 maggio 2016

Capitolo 2 - L'allenamento (parte 1)

La mia iniziazione all'enduro

Per fortuna la mia indole sognatrice è bilanciata da una controparte razionale e organizzatrice.
La mia iniziazione al Biker Ranch
Dopo essermi documentata sulle condizioni stradali del percorso di viaggio che intendevamo affrontare, ho dovuto dar ragione agli avvertimenti di Matteo e mi sono scontrata con la realtà che lo sterrato avrebbe costituito una parte considerevole della rotta e ahimè io ero quella che sui sassolini - non parlo di grandi strade bianche ma di banali vialetti come quelli che conducono al campeggio o altri luoghi poco esotici - metteva in prima e sudava, sentendo le ruote galleggiare sul terreno smosso senza sapere bene come comportarsi.

Il mio primo viaggio da neopatentata
fu Milano-Londra in tre giorni
sulla mia vecchia Honda Shadow.

Dall’altra parte però ero consapevole di avere diverse migliaia di km in moto alle spalle e una  forte passione per i viaggi a lunga distanza che avevo iniziato a coltivare già neo-patentata, quando condussi la mia prima moto (una Honda Shadow, ebbene si) da Milano fino a Londra, dopo tre mesi di patente, come fosse una gita domenicale.

Dovevo agire per colmare la mia lacuna 'fuoristradale': per poter scrivere la parola inizio del mio sogno dovevo verificare se sarei stata in grado di tenere in piedi una moto fuori dall’asfalto.  Così ho cercato tramite internet un corso di enduro per principianti e ne trovai tanti, ma il mio timore era ritrovarmi in un gruppo di allievi intraprendenti e rimanere indietro a cadere come un birillo fino a mollare il colpo per disperazione. 

Invece, la fortuna (che come dice il proverbio aiuta davvero gli audaci), mi ha condotto su un gruppo di motocicliste (motocicliste.net) dove una ragazza mi ha suggerito di contattare il  Biker Ranch di Andrea Carrà ed Emanuela Batich (www.andre4x4-biker-ranch.it). Viste le foto del loro sito mi sembrò il posto giusto dove cominciare e una telefonata confermò non solo la loro serietà ma soprattutto mi trasmise un grande entusiasmo. Iniziavo a ribollire, fissammo la data del corso, 'sarà una due giorni intensa e faticosa', mi avvertì Andrea, (chissà cosa si era immaginato al telefono, sicuro avrà pensato che fossi una pazza, perché da brava ingenua gli avevo detto subito del progetto del mio viaggio) ma io non stavo più nella pelle e iniziai a contare i giorni.
Vi avverto che salterò indietro nel presente di allora perché parlando al presente credo di poter meglio descrivere il crescendo di emozioni, se siete maniaci delle coniugazioni verbali forse questo vi urterà, ma fate uno sforzo e seguitemi.

Verso il Biker Ranch

Parto da Milano un mercoledì pomeriggio di fine agosto. Allungo il percorso approfittando del bel tempo per fare una gitarella di riscaldamento sulla mia Honda Transalp (la moto che guidavo all'epoca ovvero nel 2014) nel piacentino e sulle curve della val Trebbia. Arrivo al Ranch verso ora di cena (pernotterò li per poter iniziare “a bomba” la mattina successiva) e vengo accolta al di sopra di ogni aspettativa, un benvenuto come se arrivassi dall’altro capo del mondo e di fatti in quel piccolo angolo di paradiso incastonato nell’Appennino ligure è facile sentirsi in un altro pianeta. 
Ci raccontiamo a lungo tra una birra e una costina (si, hanno preparato la brace..!) e Andrea ed Emanuela iniziano a introdurmi al programma che affronteremo. Per mia enorme fortuna sarà un corso one-to-one, complice il periodo estivo di vacanze lavorative. Sarà tosta e occorre riposare, saluto la tribù (si perché Emanuela e Andrea sono i capo clan di un bel gruppetto di ragazzi di età assortite!) e vado a letto sormontata da una grande decorazione murale raffigurante il grande tuareg simbolo della Dakar. 

Mi sento nel posto giusto al momento giusto, quelle sensazioni nella vita che ti fanno capire che sei nella giusta direzione.


Inizia il corso

Lezione teorica
La mattina seguente inizia con una bella colazione nella taverna Biker Ranch dove sono allineate file di caschi, giacche, armature di plastica e stivali, l’agitazione o meglio, eccitazione, cresce. Ci raggiunge Francesco che sarà l’assistente - indispensabile - per il corso e inizia la parte teorica. Nozioni su come si guida (con gli occhi!!!) e come funziona la moto, concentrandoci sull’aspetto della ciclistica che sarà fondamentale quando affronteremo la pratica. Sospensioni, effetto giroscopico…le informazioni scorrono nella


mia testa e sulla carta, non voglio dimenticarmi nulla! Passiamo poi ad un argomento che Andrea ha pensato in funzione al mio viaggio (si, perché Andrea ti studia e ti forma il corso addosso, come un sarto fa col vestito): smontaggio ruota e rimozione della camera d’aria per un eventuale sostituzione di emergenza, che in un viaggio così lungo è una circostanza probabile. 

Primo incontro con una specialistica
Poi passiamo a conoscere la moto che userò nel corso: una KTM 450, 4 tempi. La prima impressione è quella di una cavalletta arancione, mi serve una scala per salirci, ma no, la scala non è prevista, devo salire come posso, per giunta senza il cavalletto, che giustamente torna su a molla senza lasciarti “barare” appena tiri su la moto! Imparo in breve la mossa della discesa laterale 'con chiappa' per riuscire ad appoggiare almeno un piede a terra, poi Andrea mi illustra la posizione in piedi sulle pedane sorreggendomi la moto e infine scegliamo le protezioni della mia taglia da indossare per dopo. 
La pausa pranzo vola e una volta bardati come cavalieri spaziali partiamo verso il campo di esercitazione a pochi km dal Ranch. Io conduco la mia Transalp, Emanuela segue con la KTM e Andrea e Francesco fanno strada ..col fuoristrada. 

Andrea mi spiega come migliorare la mia posizione.
Arrivati al campo di terra e sassi, Andrea mi consiglia di fare qualche minuto di giro libero per prendere confidenza con la moto. Io non avevo mai guidato una specialistica come quella, parto e mi sembra di volare, tiro la frizione, sale l’adrenalina, accelero, sfriziono, sono allo stato brado, decisamente devo capire come modulare, non è morbida come il mio bicilindrico, questo è un vero cavallo imbizzarrito e sotto le sue ruote scorrono sassi, fango, terriccio, dossi, ma sembra a suo agio. 

Prima tassellata


Mi fermo dopo pochi minuti paonazza ed adrenalinica, è iniziata l’avventura!
Seguono vari esercizi: modulare con la frizione e il freno, provare a mettersi in piedi nella posizione adeguata sempre più a lungo, imparare a mettere bene i pesi sulle pedane, curve, frenata, accelerata, i primi slalom tra i birilli. Andrea mi segue ed insegue con pazienza e grinta. 

Cadute.. tante!
Il pomeriggio scorre sotto le ruote e spesso devo fermarmi a prender fiato o a raccogliere la moto, supportata dai mitici Andrea e Francesco mentre Emanuela scatta e filma tutta la lezione e mi lancia messaggi incoraggianti da donna a donna che mi strappano molti sorrisi. In seguito agli esercizi provo il percorso anche con la mia moto e mi sorprendo di sentirmi molto più padrona su un suolo così impervio nonostante lei sia un bisontino. Tornando al Ranch l’asfalto sembra una colla rispetto ai sassi e al fango!
A cena riguardiamo il materiale foto-video per capire gli errori fatti ed apprezzare i primi miglioramenti. 

Chi l’avrebbe mai detto, sono riuscita a stare in piedi su una moto specialistica, ho affrontato il mio primo vero sterrato e la cosa mi piace sempre di più!

Slalom tra i birilli a bassa velocità

Prima volta nel fettucciato
L’indomani inizio la giornata con Emanuela che, da personal trainer specializzata, mi guida in un allenamento di preparazione in palestra fondamentale per la giornata che ho davanti.
Poi scendiamo nel fettucciato del Biker Ranch, qualche metro di dislivello sotto casa, ricavato con pazienza e dedizione da un piccolo angolo di bosco. L'unico modo di raggiungerlo: a piedi o tuffandosi nel sentierino ripido in moto. Andrea compie quella che ai miei occhi sembra un impresa col KTM, mentre noi ci avventuriamo a piedi.
Studio a piedi della parabolica a sfavore

In questa giornata perfezioneremo le tecniche del giorno precedente applicandole al percorso stabilito dal fettucciato coi suoi passaggi obbligati. Inizio a girare ed inizialmente faccio un po’ fatica a riprendere confidenza con la moto, ma è una cosa psicologica: qui sono obbligata a curve strette su diverse condizioni di suolo, alcune asciutte e alcune fangose e scivolose, bisogna pensare in fretta ed agire subito coi comandi, frizione, freno, acceleratore, sguardi oltre l’ostacolo.
Si inizia a padroneggiare la posizione
Ripeto mille volte il giro, ogni curva con le sue difficoltà, fermandomi, cadendo da ferma, fino a che inizia a venire la prima curva, poi la seconda, poi quella parabolica a sfavore, e la soddisfazione non ha prezzo! 
"La via di Sparta"

Al pomeriggio Andrea mi fa provare l’ebbrezza dei primi ostacoli ribattezzati rispettivamente: “vasca idromassaggio” (vasca di pietroni smossi), i “coccodrilli” (due tronchi emergenti da terra a circa un metro uno dall’altro), la “via di Sparta” (asse di legno sospesa tra due tronchi con rampa di invito) e infine non ricordo il nome, ma era un arduo incrocio tra la via di Sparta e i Coccodrilli in versione “big”!! 

Potrei stare ore a descrivere questa giornata, ma dovendo stringere posso dire che nonostante la fatica e il sudore copioso che sentivo scendere nei vestiti ho provato moltissime emozioni, divertimento, eccitazione, soddisfazione.

Arrivare a fine giornata e riuscire a completare il percorso in piedi, controllando la moto, percependo la moto ancorata al suolo (perché sei tu che gli dici di farlo), superare gli ostacoli con fiducia crescente, guardando oltre e pensando già a ciò che arriva dopo, specialmente sapendo che era la mia prima volta, e vedere i passi fatti verso il raggiungimento di un obbiettivo mi ha riempito di soddisfazione e felicità.

Saluti e ritorno al presente

Con Andrea ed Emanuela
E’ sempre triste il volgere al termine di giornate come queste, specie se sei una femmina e come tale sentimentale, ma in quel momento capivo che si era concluso solo il capitolo numero uno di un gran libro, tutto da scrivere. Inoltre avevo fatto un incontro speciale con la Tribù del Biker Ranch, uno di quelli che rimangono per sempre: Andrea, maestro non solo di tecnica, Emanuela, esempio di donna-guerriera da seguire, Francesco, paziente e sorridente sempre, i piccoli (e non-più-piccoli) della tribù. Gli incontri sono parte fondamentale della vita, perchè arricchiscono lo spirito, e quando riconosci di averne fatto uno è un momento importante. Emozionarsi e condividere sono tra i motivi che mi spingono a viaggiare.

Io e il mio CRF250
In seguito alla mia iniziazione all'enduro è scoppiata una grande passione che mi ha portato a condividere con Matteo finalmente delle avventure in fuoristrada, e dopo qualche mese ho persino adottato un'altro mezzo, una specialistica (Honda CRF 250 4t) con cui ho iniziato a girare per campetti, sentieri, strade bianche ed alcune motocavalcate. 
Se sono qui a scrivere della preparazione del viaggio avrete capito che mi sono guadagnata una cosa molto importante ovvero il consenso di Matteo di affrontare il viaggio assieme, ricordate, avrei dovuto verificare se ne fossi stata in grado. Sentire da lui che finalmente si fidava a compiere l'impresa è stato un momento epico, si poteva dare il via al progetto…!

Anabasi Boon 2015
Ebbene, ho continuato a fare tanta pratica, grazie anche al supporto di tanti amici che pazientemente mi hanno guidato, letteralmente 'raccolto da terra', dato pacche sulla spalla ma anche calcioni nel sedere, ed ho preso sempre più confidenza fuori dall'asfalto anche se, la strada per imparare non finisce mai e mi cimento ogni volta con nuove sfide.
Man mano che acquistavo sicurezza iniziavo anche a comprendere meglio le mie caratteristiche e necessità, finchè l'anno scorso presi la decisione che avrei cambiato il mezzo con cui avrei affrontato il viaggio. 
In Tunisia col Transalp scarenato.
Il Transalp era un mezzo molto morbido, comodo ed affidabile ma aveva lo svantaggio di un peso eccessivo per il mio fisico, che in varie circostanze mi limitava. 
Ho optato dunque di prendere un monocilindrico sacrificando un po' di docilità per un peso inferiore e una ciclistica leggermente superiore. Dopo aver messo sul piatto della bilancia diverse opzioni secondo il mio budget e grazie ai consigli di amici e Matteo (sul piatto c'erano moto come Dominator, XL, XT, XR etc etc) la mia scelta è ricaduta su una Yamaha TTE 600 del 2002, modello leggermente più enduristico dell'XT sempre di casa Yamaha ma leggermente più stradale del TTR e col fondamentale dettaglio dell'avviamento elettrico - bisognava considerare che sono una ragazza con una determinata forza fisica che, per quanto allenabile, in situazioni complicate avrei potuto avere problemi a pedivellare. Magari un domani non sarà più così chissà..!

Per quanto riguarda i dettagli tecnici e la preparazione della mia moto dedicheremo un capitolo a parte curato dal nostro super meccanico Matteo, che illustrerà i motivi delle sue scelte di componenti vari e che vi racconterà anche come sta trasformando il Transalp che è infine passato ad essere il suo mezzo per il viaggio.

Nella seconda parte del capitolo sull'allenamento invece vi racconterò come mi sto preparando fisicamente al viaggio perché, come mi ha insegnato Emanuela, la preparazione fisica è fondamentale per sviluppare la forza ed il fiato necessari a governare la moto e per affrontare lo sforzo prolungato di un viaggio di questo tipo ed io avevo proprio bisogno di rafforzarmi per essere all'altezza. Così anche per questo obbiettivo ho deciso di darci dentro e ho scelto uno sport non convenzionale che scoprirete ..nella seconda parte.

Ora che ho riletto per correggere eventuali errori ripenso che davvero avevo timore dei vialetti di ghiaia..!! Sorrido..


Alla prossima!

mercoledì 27 aprile 2016

Chapter 1 - Everything starts from a beginning. (english language)

"The journey begins when the dream ends, because you start to turn it into reality, and therefore you begin to change it, transform it, even reviewing your initial ideas, to adapt them to the real possibilities and circumstances. This means not only to study the route and prepare the luggage, but understand if you're ready and able to do it."
Here we are. It's time to break the white background with the first lines - although digital, and not of my beloved ink - to begin to tell of an adventure that is going to happen to me, Valentina, and my life and travel companion, Matteo.

I think it would be proper to introduce ourselves a minimum, saying who we are and what we do, but this blog wants to talk about a trip and probably thanks to it we will not be the same people as before.
At this very moment we are a couple of 33 and 27 years old who decided to turn a dream into a concrete project: a journey from Italy to Japan by motorbike.
Two motorbikes, to specify - already a small detail of who we are comes out itself - because we both love to drive our two-wheels we chose to do this trip together, but at the same time alone with our own bike, to be able to grab those unique feelings that only this mean of travel can give.


In fact, the adventure has already begun despite not having made only one km in the direction of Japan, since this venture requires a long and complex organization that made the departure date look too close, even though we had already begun the preparation ahead of time.

So, I decided to start writing some notes in order not to miss out these first emotions of the preparation, which are likely to be lost in the hectic days that we are living, days that include mechanical works, bureaucratic adventures, runs to get better equipped and also physical training.

How do you prepare a trip like this? I'll tell you step by step, but first we should ask: how can you come up with such a thing?

First of all, any epic adventure worthy of respect needs an introduction that excites the reader; before the hero of the story trains himself and gears up, he must first have a mission to accomplish, and it's not an every day thing to imagine to go to Japan by motorbike.

Actually it is difficult for me to neat back a common thread between the thoughts in order to find one track only; I think this project is the culmination of a real stratification of ideas and dreams that initially didn't have a precise form, but contained general entities as 'motorbike', 'travel', 'adventure', 'far away', 'exotic', combined with echoes of stories read in books and scrolled down on the web by travelers ventured in every direction, but whose most fascinating ones responded to the call of 'Asia', 'Silk Road', and in my imagination it came to life images of galloping horses into the grasslands of Mongolia, lakes in the middle of the desert, solemn Asian temples of the beautiful shapes, oriental eyes and slow and spiritual gestures, straight streets and winding roads, Mount Fuji on the horizon ... we know that by letting the fantasy go, it loses itself creating millions of scenarios and I spent hours fantasizing. 
I am speaking in first person because the idea of ​​the Trip with a capital T grew up a bit before knowing Matteo, but thanks to him it could take the real form that it has now.

Matteo was the one who put me in front of the reality. At the time when my dreams became so cumbersome to continue to come out of my mouth, I was already used to drive the motorbike since a few years, but I had no idea what it was to drive on dirt, nor did I know that the amazing route that I fantasized to travel was characterized by many stretches without tarmac or often in conditions of discomfort because of potholes, natural worn-out due to climate changes and lack of maintenance, not to mention other difficulties like spending many hours in endurance motorcycle driving under various climatic conditions, stress, tiredness etc.

In short, when we started to evaluate a remote chance to make this trip together, he was categorical: he said no, with me he would have not! A moment of shock. But …how come? He explained. It was not because it was "me", I mean, our life together had begun at full speed and it was not a matter of "type of company", but he explained that he did not want to put me - and by reflection, himself - in danger, in a situation where I was not ready in first place, both for fitness status and driving skills, things that as a result would have affected him making him living with constant anxiety throughout the trip.
I hated his words. Because he was right. I felt frustrated but also selfish, and I wanted with all my strength to do this thing, I felt it strongly.
Since I do not like being in front of a waiver without first having examined all my chances and without having completely put myself at test, I decided to commit myself to try to become able to endure the venture this trip would have been.
I think that day was the real beginning of the trip, it was the summer of 2014.

The first lesson I had from this adventure was patience - and to say it is a very impatient person - but I realized that things would have come only through sustained efforts, that needed time, and I had to trust to commit. 
Today, almost two years since then, but only a month to the official start, I can say that was one of the best decisions ever taken.

In my next post you'll find the next stage of the preparation: the workout.

Goodbye!